domenica 8 dicembre 2013

Le escursioni in Madagascar: ecco Nosy Tanikely!

Benvenuto sulla più grande isola del continente africano: il Madagascar!
Le sue coste misurano ben 5 mila chilometri e offrono ai turisti fondali magnifici popolati da pesci colorati, sabbia bianca e barriere coralline tutte da esplorare.
Il WWF ha dichiarato l’isola patrimonio ecologico del nostro pianeta, grazie al gran numero di riserve naturali, parchi ed oasi sul suo territorio. Ecco perché se cerchi una vacanza fatta di mare, sole e natura, il Madagascar è la tua mèta ideale. Troverai un clima magnifico tutto l’anno ad aspettarti, con temperature sempre intorno ai 25 gradi. Il carattere del popolo malgascio è altrettanto caldo e ospitale, i loro sorrisi sono solari e pieni di allegria. Perfino l’aria ti darà il benvenuto con i profumi tipici dell’isola, dalla cannella al pepe alla vaniglia.
Scegliendo una vacanza in Madagascar con Veratour, avrai l’opportunità di partecipare ad una serie di escursioni che ti porteranno a conoscere i piccoli e grandi tesori che questa terra meravigliosa è capace di offrire. Una di queste ti porterà sull’isola di Tanikely, dove ti aspetta lo splendido Parco Nazionale Marino.
I fondali protetti sono un vero e proprio spettacolo di vita multicolore, con la barriera corallina a poca distanza dalla spiaggia. L’escursione ha in programma una visita a Nosy Komba, l’isola dei lemuri, dove potrai vedere numerosissimi esemplari di Makako e acquistare una quantità di prodotti artigianali che vanno da oggetti in legno di palissandro ed ebano a statuette, tessuti, ricami e ceramiche tutti realizzati nei villaggi. L’isola è un gioiellino di origine vulcanica ricca di vegetazione tropicale dove i lemuri, le tartarughe giganti, i camaleonti e le volpi volanti vivono in armonia. A Nosy Komba si respira un’aria del tutto unica, con una natura incontaminata in perfetto equilibrio con le esigenze dei pochi esseri umani che la abitano. L’acqua cristallina ti permetterà di godere dei fondali sin nei pressi della riva, ma allontanandoti potrai trovare più in profondità altre meraviglie quali grosse cernie, conchiglie di ogni tipo, pesci pelagici e coralli neri. La magnifica spiaggia con palme, il mare invitante e la spiaggia da cartolina, saranno la garanzia per un soggiorno indimenticabile fatto di relax e divertimento.
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Reportage da Nosy Komba

Il sole nella notte

Eravamo in 12 Volontari alcuni alla prima esperienza, altri con tante altre volte alle spalle.

di Francesco Cimino

Tutti noi abbiamo avuto, come sempre, la grande possibilità d’incontrare il “nostro” Madagascar e di vedere ciò che di noi si vuole e si riesce a vedere. Tutti noi abbiamo avuto la possibilità di essere noi stessi, alcuni hanno scelto di continuare ad essere totalmente o almeno in parte trasparenti per non farsi vedere e soprattutto non vedere, altri invece hanno scelto di farsi invadere, di farsi adottare da quello che io definisco l’opportunità di vita che il Madagascar ti regala in ogni momento. Bene sono solo questi ultimi, a mio avviso, che hanno beneficiato di tutto ciò che un’esperienza come questa riesce a regalarti, solo questi Volontari hanno goduto in silenzio veramente di una tenera carezza o del sorriso illuminato di un bambino ed hanno anche sofferto per il pianto nascosto o le sofferenze antiche di tanti altri.
Perché, a mio avviso, l’essenza vera delle nostre Missioni è soprattutto questa e cioè i grandi protagonisti senza riflettori e senza pubblico sono loro “I BAMBINI”. Quei bambini “senza nome” che troppe volte in tanti Volontari dimenticano molto velocemente appena arrivano in Italia. E’ importante ed indispensabile invece che quei bimbi “senza nome” debbono essere incondizionatamente aiutati perché hanno bisogno ed appena riusciranno ad avere la condizione di camminare o correre verso una possibilità di vita migliore lo dovranno fare senza guardare indietro e senza dover dire neanche grazie ai loro momentanei e a volte disattenti benefattori avuti in prestito. Noi Volontari dovremmo lavorare per loro nell’ombra e senza mai apparire, dovremmo riuscire a restituire a più bambini possibili ciò che la vita ed il destino gli ha sempre tolto. Noi Volontari dovremmo riuscire a riempire di significato vero la nostra presenza in Madagascar e riempirla di significato e di utilità in modo assolutamente altruistico e senza nessun ritorno personale; dovremmo noi Volontari riuscire a lavorare ed essere Volontari veri con tanti sacrifici qui in Italia dedicando tante ore del nostro tempo a loro a quei bambini eroi che ogni volta che siamo in Madagascar riescono a farci piangere, a farci emozionare e soprattutto a farci sentire delle persone che riusciamo anche a vivere una vita vera. Questo è il vero segreto delle Missioni dove i bambini del Madagascar ti rapiscono e ti cambiano la vita e soprattutto ti possono insegnare a vivere. Tutti quei bambini “senza nome” ti fanno vedere che hai ancora la possibilità di ricominciare e per alcuni di noi iniziare a vivere rinunciando a tutte le maschere che ogni giorno nel nostro mondo sei obbligato a metterti.
 Ricordati che i sogni e le poesie più belle si leggono solamente negli occhi dei bambini.
A conclusione di queste mie iniziali riflessioni vi regalo un piccolo racconto popolare malgascio :
"Aza ataonao fitia ranon-tambo: be fihavy, ka mora ritra. Fa ataovy tahaka ny rano am-pasika: tsy nampizina hisy, ka nahazoana." (ohabolana malagasy)
"Che il vostro amore non sia come l’acqua di un torrente: scende in grande abbondanza ma ben presto sparisce. Sia invece come l’acqua nascosta nella sabbia: non ti aspetti che ci sia, ma se ne può sempre attingere."
Io mi auguro che tutti o almeno in tanti che sono venuti in tutti questi anni con la nostra Associazione in Madagascar, in oltre 13 anni sono stati circa 240 Volontari, abbiano lasciato e nascosto da qualche parte anche un piccolo pezzo del loro cuore e che abbiano voglia di ritornare per riprenderselo, portando con loro dall’Italia almeno un po’ di speranza concreta di possibilità di vita migliore a tutti quei bambini “senza nome” che ci stanno aspettando, loro non hanno bisogno di promesse che poi molte volte sono diventate bugie o rifiuti. Loro hanno bisogno solo di verità e di aiuto vero da parte di chi lo può effettivamente dare e fare. Immaginate solo se gli oltre 200 Volontari che hanno avuto la fortuna di venire in Madagascar insieme a noi avessero in qualche modo fatto qualcosa di concreto q1ui in Italia almeno solo per tutti quei bimbi che hanno accarezzato, abbracciato, vissuto o avuto in regalo un sorriso quante cose avremmo potuto fare in più come Associazione?? Sicuramente molte di più!! e sicuramente molti bimbi “senza nome” oggi forse avrebbero conquistato il diritto alla salute, alla scuola, al cibo e soprattutto alla vita. Non serve venire in Madagascar per fare il pieno di emozioni o per espiare qualcosa o ancora peggio come strumento terapeutico, serve andare in Madagascar per chi ha qualcosa da portare che ha raccolto, anche facendo l’elemosina, qui in Italia; noi Volontari dobbiamo essere solamente degli strumenti affinché i nostri figli “senza nome” possano avere la speranza per una vita migliore.

Torniamo alla Missione e a ciò che è successo. Ma cosa abbiamo fatto in questi venti giorni? Tante cose e realizzati tutti i Progetti programmati ma soprattutto si sono aggiunte ed arricchite, durante il nostro lavoro nella grande isola rossa, di tante altre possibilità che potranno modificare e migliorare per il futuro la nostra Associazione. Abbiamo operato i bimbi provenienti da diverse zone del Madagascar affetti da gravissime malformazioni agli arti inferiori dipendente da grave malnutrizione. Ormai i bimbi che ad oggi sono stati operati superano le 300 unità. E’ un dato incredibile se si pensa a tutte le difficoltà che siamo obbligati a superare quotidianamente in Madagascar. Tutti questi bimbi “senza nome” dopo un lungo periodo di fisioterapia e dopo aver subito almeno uno, in molti casi due interventi chirurgici, ora camminano con la soddisfazione ed il sorriso di chi ha conquistato la possibilità dell’autonomia. Legato a questo Progetto abbiamo sviluppato e concluso altri due importanti Progetti. Abbiamo siglato una convenzione con l’Università del Madagascar – Facoltà di Medicina per costituire una equipe chirurgica di ortopedia pediatrica itinerante mista, formata da personale sanitario malgascio ed italiano, che possa operare dove vi è richiesta e dove ci saranno le condizioni di base per attuare gli interventi chirurgici. In Madagascar uno dei problemi principali da superare sono soprattutto gli spostamenti dei pazienti, molte volte questo è il problema vero per non riuscire ad operare dei bambini che invece hanno grande necessità assoluta di cure. Con questo progetto saremo noi tecnici a spostarci dal Nord al Sud in una programmazione che verrà attuata e che terrà conto delle richieste che ci arriveranno.

Il secondo Progetto è legato alla nostra giovane Volontaria Stella che ha deciso, dopo un anno intero di Volontariato già trascorso in una Missione del Nord del Madagascar, di proseguire la sua esperienza di Volontariato e di intraprendere un percorso di studio sempre in Madagascar per diventare una Fisioterapia. Siamo riusciti a definire un accordo con l’Università di Antananarivo Facoltà di Medicina per accettare Stella come studentessa del Corso Universitario di Fisioterapista. Stella quando avrà ultimato il suo percorso di studio tratterà tutti i nostri bimbi “senza nome” che saranno operati. Per tutti i nostri Progetti legati all’infanzia la scelta autonoma fatta dalla nostra giovane Volontaria, appena 25 anni, è di grande valore, di grande supporto e di grande esempio per tutti noi. Quindi grazie Stella. Stella quando mi ha comunicato la sua decisione mi ha anche detto che voleva rimanere in Madagascar perché aveva capito che aveva molto da dare ancora e che questo suo sentire era sufficiente per farla rimanere ancora in Madagascar. A Stella desidero regalare e dedicare una poesia che secondo me riesce ad esprimere molto bene e fare capire a tanti altri il senso vero della sua scelta e dei miei sentimenti verso questa importante scelta di vita: Ti auguro tempo. Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare, non solo per te stessa, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contenta. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio. Ti auguro tempo per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stessa, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Abbiamo concluso il Progetto e firmato il contratto per la costruzione dei bagni presso il plesso scolastico di Mahasoa con oltre 600 alunni. Lidio vi racconterà in modo più preciso con un suo articolo tutto il Progetto; io voglio solamente ringraziare tutti gli amici Volontari della sede di Vittuone che insieme a Roberto Leoni della Sede di Modena hanno lavorato affinché questo Progetto partisse. Questo per la nostra Associazione è il primo esempio dove una sede periferica si fa carico della raccolta fondi e del coordinamento dei lavori per la realizzazione di un importante Progetto. Nei prossimi giorni partirà per il Madagascar un container con tutti i materiali che siamo riusciti a trovare in Italia per la realizzazione dei Servizi Igienici del Plesso scolastico della Missione di Mahasoa, quindi grazie a tutti i nostri donatori. Se tutto andrà come stabilito e firmato a marzo 2014 riusciremo ad inaugurare l’opera e gli oltre 600 bambini che vanno a scuola potranno avere anche dei Servizi Igienici decorosi a disposizione. Quindi grazie a Piera, Lidio, Emanuela, Giuliano e tanti altri Volontari che hanno permesso, con il loro importante lavoro, che questo Progetto potesse partire.
Il Progetto Ilena sta andando bene. Come molti di voi ricorderanno Ilena era un Villaggio dei lebbrosi e delle loro famiglie, era un Villaggio assolutamente abbandonato ed evitato da tutti, anche dalla gente del luogo, proprio perché erano lebbrosi. Oggi è diventato un Villaggio modello dove, ad esempio, nelle scuole realizzate il 50% degli alunni vengono dai villaggi vicini, oggi Ilena non vive più l’isolamento ed ha le condizioni potenziali di sviluppo sicuramente di grande interesse futuro. Tante sono le attività già presenti o in cantiere, tante idee ed ancora tanti problemi da risolvere, ma io sono sicuro che INSIEME ancora tantissimo sarà possibile fare e realizzare ad Ilena tanti altri bellissimi “sogni”. Elisa vi racconterà in un suo articolo nel dettaglio l’avanzamento di questo Progetto.
Il Rex, ricorderete sicuramente è il primo Centro Materno – Infantile creato in Madagascar, il Centro dove vengono eseguiti i test per la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero e tra poco si inizierà con lo Screening preventivo mammografico. Il Rex è ormai una splendida ed entusiasmante realtà. Ci lavora un’equipe giovane, affiatata, con molto entusiasmo e con tante motivazioni. Da qualche mese il Centro è coordinato da un nuovo Responsabile che ha saputo dare entusiasmo e slancio a tutta l’equipe. Ormai si è arrivato ad oltre 5.000 donne esaminate e calcolando che siamo in Africa dove parlare di Prevenzione è molto difficile vi assicuro che è un successo smisurato e senza precedenti. Oltre alla prevenzione vengono eseguite anche le colposcopie, la chirurgia ginecologica ed alcune chemioterapie. Purtroppo la percentuale di donne positive è altissima e questo ci obbliga anche da un punto di vista etico e morale a proseguire in questo grandissimo ed importante Progetto. Tra poche settimana sempre dal Rex di Fianarantsoa prenderà avvio il Progetto dell’Unità Mobile. Con questo mezzo ci si pone l’obiettivo di arrivare nei villaggi più disagiati e più lontani dispersi nella campagne e nelle foreste dell’ Isola per andare ad eseguire gli esami preventivi alle donne. L’Unità Mobile è attrezzata con apparecchiature molto moderne e lavorerà con un sofisticato sistema digitale all’avanguardia. Sull’unità mobile troveranno sistemazione un ecografo, un mammografo e si potranno eseguire i Pap Test e l’HPV – Test. Tutti gli esami attraverso un moderno ed avanzato sistema satellitare di telemedicina gli esami eseguiti potranno essere trasferiti, letti e refertati in poco tempo in diversi Centri Diagnostici Universitari o Centri Sanitari di alto livello sia in Europa che in America che a turno saranno collegati con l’Unità Mobile. Intanto l’esperienza pilota che si sta ormai consolidando al Sud si sta sviluppando anche al Nord del Madagascar ed anche in questo secondo Centro si stanno già riportando importanti risultati. Per ultimo siamo riusciti ad ottenere di far frequentare altri due medici malgasci, sono due Dottoresse, il Master di Citologia ginecologica presso l’Istituto di Anatomia Patologica della Facoltà di Medicina dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Le due Dottoresse saranno seguite a Modena dalla nostra Associazione e vi rimarranno per un anno, che sarà il periodo di durata del Master. Con queste due nuove Dottoresse saranno ben 5 Dottori ma soprattutto Dottoresse che sono stati formati presso l’Università di Modena. Sicuramente il Progetto Oncologico è importantissimo non solo per il Madagascar ma anche per tutta l’Africa e noi siamo molto orgogliosi ed onorati di essere tra i principali Partner della Fondazione Akbaraly che ha la titolarità primaria di tale Progetto. Per tutto quello che finora si è realizzato e per tutto quello che ancora sarà nel futuro io voglio ringraziare pubblicamente una donna meravigliosa che ho l’onore ed il privilegio di esserne suo fraterno e sincero amico, mi riferisco a Cinzia Catalfamo che è il Presidente e la Fondatrice della Fondazione Akbaraly.
Altra importante notizia da riportare è la nomina di Corrado Cimino, un nostro Volontario, a ricoprire la carica di Direttore Generale della Fondazione Akbaraly. E’ un ruolo di grande responsabilità e di gravosi impegni, ma noi siamo certi che il nostro Volontario riuscirà a portare il suo contributo e a fare in modo che la Fondazione possa ottenere i migliori risultati e successi possibili. Auguri a Corrado quindi e alla Fondazione affinché insieme possano fare un lungo e bellissimo cammino pieno di grandi conquiste.
Per ultimo vi sono le attività svolte al Nord. Insieme a Padre Bruno e a tutta l’equipe tecnica abbiamo verificato i lavori dell’erigendo grande Ospedale di Mahaganja (120 posti letto). Abbiamo fatto alcune correzioni al Progetto e verificato molte questioni tecniche. Qui la maggior parte dei lavori è stata eseguita, gestita e coordinata dal nostro Volontario Geometra Roberto Leoni a cui è stata affidata la Progettazione e la Direzione dei lavori. A lui sicuramente va il mio personale ringraziamento per quello che sta facendo. I lavori stanno procedendo speditamente, sono state fatte tutte le fondazioni del primo stralcio e tra qualche giorno inizieranno a costruire i muri. E’ stata davvero una grande emozione vedere che un altro grandissimo sogno si sta realizzando. E’ importantissimo l’aiuto di tutti per andare avanti ed io spero che siano in tanti a volere sognare con noi per realizzare questo importante struttura.
Tante altre cose, forse meno importanti, sono state fatte e forse in questo momento non verranno ricordate. Ma è pur vero che forse è impossibile ricordare tutto, perché il tutto in Madagascar molte volte è fatto di grandi emozioni o di tante altre cose simili che non si riesce a raccontare, ma si debbono solamente e semplicemente vivere. Una sola cosa per finire invece vi voglio raccontare e regalare. Un mio amico malgascio che conosco da molto tempo mi ha regalato una sua foto che ha intitolato “Il sole nella notte”. Nella foto si vede il sole che tramonta tra tante nuvole nere ed i suoi raggi sembrano squarciare ed illuminare la notte ed un buio grande ed infinito. Il mio amico mi ha detto che quando ha fatto quella foto ha pensato a noi Volontari e alla nostra Associazione perché secondo lui tutti noi siamo come quel sole che riesce a portare la luce dove c’è buio !! Questo è stato tra i regali più belli e più importanti che io abbia mai ricevuto in vita mia.
Francesco Cimino
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Arrivare a Nosy Komba tra le meraviglie del Madagascar


Partiamo da Milano con volo diretto per Nosy Be la perla dell’arcipelago del Madagascar.
Dopo avere trascorso le 10 ore di volo ammirando l’immensa distesa del Sahara distratti solo dalle gentili hostess che ci rimpinguano con i pasti serviti a bordo, atterriamo a Nosy Be.


Nel porticciolo di Nosy Komba incontriamo Fabrizio Franco, titolare del Maki Lodge che è venuto ad accoglierci. Veniamo subito a sapere le sue origini italiane e che per lui  fare l’albergatore  è una tradizione di famiglia.
Ci soffermiamo al bar per  gustare il delizioso cocktail 'ti'punch' di benvenuto con una buona musica in sottofondo per non coprire il rumore del mare.
I  cinque bungalows orientati verso il mare con una vista straordinaria sulle isole vicine e sulla riserva di Lokobe, sono molto accoglienti con letto a baldacchino, cassaforte, bagno con doccia, la presa elettrica e copertura per cellulare, e dispongono inoltre di una piccola terrazza privata. 
Dopo una doccia ristoratrice andiamo al ristorante dove lo chef ci propone una lista di vini internazionali e un menù a base di aragoste alla griglia, spiedini di gamberi, seppie, granchi oltre ad una lista di piatti malgasci e creoli.

Organizziamo subito le escursioni che faremo nei giorni successivi e abbiamo solo l’imbarazzo delle scelta delle varie isole tra Nosy Iranja, Nosy Tanikely, il giro dell’isola ecc.
Il nostro tempo libero trascorre in fretta impegnati  con trecking, snorkeling, pesca d’altura e immersioni. È veramente una vacanza di quelle che non si dimenticano facilmente.Una vacanza da raccontare agli amici, che creperanno dall’invidia.Il resto è tutto da scoprire!
Fabrizio Franco è nato a Roma,  ma  i suoi genitori subito dopo la sua nascita si sono trasferiti in Madagascar per la gestione di un Hotel, e il padre di Fabrizio nello stesso posto, dove adesso sorge il Maky Lodge aveva aperto un ristorante che era molto frequentato dai turisti dell’albergo che gestiva e dai visitatori di Nosy Komba.
Fabrizio per onorare la memoria dei genitori da pochissimi anni ha costruito questo Lodge che rappresenta il posto ideale per una vacanza rilassante ed esclusiva.

Gli abitanti di Nosy Komba sono dei grandi bricoleurs, cioè cercano di fare di tutto e  nell’artigianato mostrano la loro fantasia e molteplicità.

 info@lemakilodge.com

http://www.lemakilodge.com


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Vescovi del Madagascar: «Attenti a chi ci vuole comprare in cambio dell’ideologia “gender”»

Nel messaggio scritto a conclusione dell’Anno della fede la denuncia all’Occidente «che ci vuole comprare: cedere sarebbe come suicidarsi»
«La legge morale è degradata fino all’eliminazione della vita stessa» e «il radicarsi fra noi dell’ideologia “gender” è la cosa più inquietante». È il messaggio che i vescovi della Conferenza episcopale del Madagascar hanno scritto a conclusione dell’Anno della fede, chiarendo che la colpa è «dell’attitudine ambigua della comunità internazionale che sfrutta la nostra debolezza».
SOVRANITA’ CALPESTATA. 
Le parole forti dei vescovi non giungono a caso. Il 20 dicembre si terranno le elezioni presidenziali e il Madagascar sta attraversando una grave crisi culturale e economica. «Non vendete il Paese. (…) Non lasciate che la sovranità della nostra nazione sia calpestata», hanno continuato. «Non rimaniamo sedotti dall’effimero, non rigettiamo la saggezza dei nostri antenati. Non facciamoci sviare dagli slogan che cercano di oscurare la nostra fede. Continuate a pregare per la pace», perché «possono chiamarla uguaglianza, ma qui c’è in gioco l’essenza della persona umana, la creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio, che vogliono mettere fuori legge».
DIRITTI AI PIU’FORTI. 
Anche la responsabilità del divario crescente fra ricchi e poveri e della disgregazione sociale viene attribuita alla globalizzazione occidentale che «ha calpestato i valori negando la vera “Fihavanana”, alla base della storia della nostra nazione, cultura, economia». Fihavanana è la parola con cui si indica la solidarietà presente nel tessuto sociale malgasci come recita uno dei proverbi più popolari dell’isola: «Le relazioni sono più importanti dei soldi». Oltre alla divisione fra ricchezza e povertà estrema, anche «l’insicurezza è crescente e le persone sono sempre meno protette, stiamo andando verso uno Stato senza leggi, in cui solo il più forte ha il diritto dalla sua parte» e «la nostra solidarietà è stata così intaccata che non è più possibile per i malgasci incontrarsi per dialogare fraternamente e risolvere i problemi».
Secondo i vescovi piegarsi ulteriormente a chi vuole comprare il Madagascar sarebbe come «procurarsi un suicidio collettivo, distruggeremmo il paese con le nostre mani». Per questo, «nonostante tutto ciò, dobbiamo aspirare a una nuova vita, (…) abbiamo un dovere solenne da portare a termine: costruire da noi il nostro futuro, mano nella mano».
@frigeriobenedet Benedetta Frigerio
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Reportage da Antananarivo-Madagascar


La Chiesa cattolica in Madagascar tra povertà intollerabile e caos politico e morale




Un assaggio di Madagascar: cucina tradizionale e un tocco di vaniglia

Spiagge paradisiache e natura rigogliosa, questo è il Madagascar. Ma c’è molto di più. Tra un tramonto mozzafiato e una lotta malgascia, pratica spettacolare mantenuta soprattutto nei villaggi costieri, l’isola è tutta da assaggiare.

La gastronomia locale è tipica dei Paesi tropicali, ma con un tocco asiatico. Il Madagascar, infatti, è sempre stato crocevia della navigazione commerciale oltre ad avere un mix di 18 diverse etnie, provenienti dalla vicina Africa ma anche dall’Oceania, dall’Asia e i Paesi occidentali colonizzatori.  Il 75% della popolazione malgascia vive in zone rurali praticando l’agricoltura, che fa parte della vita quotidiana e rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’isola. Per questo è impossibile parlare di abitudini gastronomiche senza menzionare il riso, la principale coltivazione del Paese. Si fanno due raccolti all’anno, a gennaio e ad aprile, che vengono celebrati con riti e feste. Le risaie rendono il paesaggio magico e suggestivo, creando un mosaico che cambia colore in base alla stagione. A differenza di altre culture, qui il riso non è visto come accompagnamento di altri alimenti, ma rappresenta il pasto vero e proprio a cui si affiancano carni, verdure o pesce. L’acqua di cottura del riso un po’ bruciacchiato, chiamata ranovola, viene addirittura utilizzata come bevanda durante i pasti e, per il suo colore ambrato, viene scherzosamente chiamata anche whisky malgache.
Il Madagascar è il primo produttore di vaniglia, spezia che iniziarono a utilizzare per primi gli Atzechi. Quella prodotta nella Riserva Naturale di Manarara è presidio Slow Food.  L’impollinazione avviene manualmente: le liane fioriscono tra i mesi di settembre e gennaio e tutte le mattine i produttori impollinano  i boccioli a mano con uno stecchino. Dopodiché i fiori si trasformano in lunghe capsule di colore verde chiaro, inodori e piene di semi. Ma il morbido e profumato baccello nero si ottiene dopo un lungo lavoro di trasformazione. Appena raccolti, i baccelli verdi vengono immersi in acqua calda, segue quindi l’essiccazione al sole: per un mese intero ogni giorno i baccelli sono distribuiti sul drape à vanille sopra graticci in canne ed esposti al sole per 2-3 ore. In questo modo le bacche rilasciano umidità e alcuni enzimi endemici, che liberano la principale componente aromatica: la vanillina. La preparazione della vaniglia si conclude all’interno di piccoli magazzini appositi, dove i baccelli vengono sistemati su scaffalature di legno, controllati regolarmente e selezionati. Dal momento dell’essiccazione fino al termine della trasformazione, i produttori massaggiano i singoli baccelli con le dita per distenderli.
Il piatto nazionale, però, è il romazava: uno stufato di carne, per tradizione di zebù, servita con riso e brodo.

Ecco la ricetta:
Ingredienti: 1 cucchiaio di olio vegetale, 225 gr. di bistecche di manzo stufate o brasate, 2 cipolle, 3 spicchi d’aglio, sale e pepe q.b, acqua fredda, 225 gr. di spalla o zampa di maiale, 2 petti di pollo, 1 pezzo da 5 cm ca. di zenzero fresco, 4 grossi pomodori 450 gr. di spinaci freschi, pasta di peperoncino.
Scaldare l’olio in una grossa casseruola, aggiungere il manzo tagliato a cubetti e rosolarla per un paio di minuti. Aggiungere le cipolle e l’aglio tritati e mescolare per qualche minuto. Coprire la carne con acqua fredda sufficiente, condire con sale e pepe e portare a ebollizione. Quando inizia a bollire, abbassare il fuoco, coprire con un coperchio e lasciare sobbollire per 20 minuti. Aggiungere quindi il maiale, tagliato a cubetti, miscelare bene e continuare la cottura per altri 30 minuti aggiungendo altra acqua se necessario. Aggiungere i pezzi di pollo, mescolare bene e continuaree a cuocere per 15 minuti, ancora una volta controllando il livello dell’acqua e aggiungendone se necessario. A questo punto mettere i pomodori, lo zenzero e il peperoncino nella pentola e cuocere il tutto per altri 10 minuti. Incorporare, infine, gli spinaci sminuzzati e cuocere fino a che le foglie si siano appassite.
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Discese ardite e risalite

Sulle strade del Madagascar in visita a 17 villaggi
Mentre percorriamo le strade del Madagascar mi viene spontaneo pensare a "le discese ardite e le risalite" evocate in una delle canzoni di Lucio Battisti.
In oltre trent'anni d'Africa, raramente mi sono trovato ad affrontare strade sterrate (a volte poco più di semplici piste) con simili pendenze.
Il paesaggio degli altopiani centrali è caratterizzati da un susseguirsi infinito di brulle colline di terra rossa, segnate da profonde ferite dovute all'erosione. Qualche chiazza di verde più intenso è presente solo nei fondo valle dove piccole risaia contendono la poca acqua disponibile ad alcuni alberi di mango o eucalipton sopravvissuti (finora) al fuoco che contadini e allevatori usano per bruciare l'erba secca e favorire così la crescita di quella verde.
Le strade che collegano gli sperduti villaggi sono in realtà delle vere e proprie opere di ingegneria civile. Le pendenze, a volta, sono davvero "ardite" e non riesco a immaginare come sia possibile muoversi durante la stagione delle piogge, se già ora ho il mio bel daffare a evitare sassi enormi e a superare buche profondissime. Le quattro ruote motrici della nostra auto fanno miracoli sulla strada asciutta, ma poco o nulla servirebbero quando tutto si trasforma in uno scivoloso pantano.

Ma "le discese ardite e le risalite" sono una metafora perfetta anche per raffigurare quanto sta accadendo a coloro che abitano oggi le 17 casette del 17esimo villaggio del "progetto ASA" e, ai sedici gruppi che, prima di loro, anno dopo anno, hanno popolato gli altri villaggi simili.
Iniziatore e principale artefice di questo straordinario progetto di recupero umano è Jacques Troncon, un frate francese che dal 1991 è riuscito a ridare fiducia e speranza a centinaia di famiglie in difficoltà della capitale Tananarive. Per questo ha fondato l'ASA, un'associazione che si prefigge di combattere la povertà in Madagascar attraverso il reinserimento nella società di famiglie che, dopo essere immigrate nella capitale in cerca di lavoro, si ritrovano a sopravvivere vendendo quanto trovano nei cassonetti delle immondizie.
Per uscire da quella situazione, l'ASA propone alle famiglie di seguire un programma di formazione agricola e artigianale della durata di tre anni nei centri di formazione di Antanety a 17 Km dalla capitale.


Al termine di questo processo di riabilitazione, le famiglie vengono trasferite in un villaggio costruito su un terreno messo a disposizione dallo stato (ben 20.000 ettari!), situato nella regione Bongolava, 200 Km a ovest della capitale.
A ogni famiglia vengono assegnati un alloggio, tre ettari di terreno coltivabile, due zebù, una carretta e un aratro. L'Associazione continua inoltre a concedere aiuti alimentari alle famiglie per altri due anni, diminuendoli progressivamente fino alla loro autosufficienza alimentare. Dopo 7 anni le famiglie diventano infine proprietarie della terra che hanno coltivato e della loro abitazione.
Dal 1997 sono state finora 1531 le persone ospitate in 16 villaggi . Ogni due o tre villaggi viene anche realizzata una scuola elementare e un dispensario medico e, nel villaggio centrale di Ampasipotsy, esiste anche un grande vivaio per la coltivazione di piante, verdura e frutta e una scuola professionale che prepara muratori e sarte e organizza corsi di agricoltura e allevamento.
Tradendo un po' di emozione, mescolata a po' di orgoglio, dopo aver superato l'ennesima "discesa ardita" facciamo il nostro ingresso nel 17esimo villaggio, quello costruito dal nostro operatore Maurizio Crespi.

Le 17 casette sono davvero molto belle e, rispetto a quelle viste nei villaggi circostanti, sono dotate anche di una cucina annessa all'abitazione (normalmente i malgasci cucinano all'aperto su stufette a carbone) e di un pannello solare sul tetto che garantisce un po' di illuminazione.
Il nostro arrivo crea un po' di trambusto nella gente impegnata a piantare alberi e piante da frutto e a tracciare le strade interne al villaggio. Ognuno vuole salutare Fr. Jacques e Maurizio che qui ha vissuto e lavorato per 6 mesi percorrendo ogni giorno in bicicletta la strada dal 16esimo villaggio dove viveva in una semplice stanza del dispensario medico.


Entriamo nella casa di Laurent e di Aurelie, genitori di 8 figli, l'ultimo dei quali, la bellissima Chantale, ha solo un anno e mezzo. La loro storia è simile a quella di tanti altri. Lasciato il villaggio di origine che non garantiva più la sopravvivenza, avevano emigrato nella capitale in cerca di fortuna per trovare, invece, miseria e disperazione a causa anche di una grave malattia che aveva colpito il padre. Alla fine si erano ridotti tutti a recuperare rifiuti in uno dei grandi cassonetti della città.
Nella casetta accanto abitano Aina e Felutire con i loro due bambini di 4 e sei anni. Il loro matrimonio non era stato accettato dalla famiglia di lei e alla fine si erano ritrovati in città a vivere in condizioni davvero precarie a causa delle ricorrenti crisi epilettiche che impedivano all'uomo di avere un lavoro stabile. In tutti l'incontro con l'ASA ha cambiato la vita e dopo una disperata discesa verso il degrado, un lungo e impegnativo cammino di formazione, ora è in corso la risalita verso un futuro migliore.
E certamente un futuro già presente è quello dei numerosissimi ragazzi che frequentano la vicina scuola elementare. Mentre cantano per noi l'inno del Madagascar mi ritrovo a pensare che senza Fr. Jaques e i i suoi collaboratori, senza Maurizio e, un po' anche senza "Insieme si può...", questi ragazzi sarebbero ora in un cassonetto della capitale a contendere ad altri ragazzi una lattina o una bottiglia di plastica.
Oggi, invece, sono dei cittadini a tutti gli effetti e domani potranno contribuire a costruire un Madagascar migliore dove non ci siano più ragazzi che per vivere sono costretti a rovistare nelle immondizie.

P.S. Mentre facciamo ritorno al centro di Ampasipotsy dove ci attendono un letto e una buona cena, preparata dagli operatori dell'ASA, veniamo sorpresi da uno spettacolare, ma allo stesso tempo preoccupante, temporale. Il cielo fino a poco prima azzurro, diventa improvvisamente nerissimo ed è solcato da enormi fulmini che anticipano l'arrivo della prima pioggia stagionale. Bene per il terreno, male, molto male per noi che dobbiamo ancora affrontare numerose "discese ardite".

Ma, anche questa volta, siamo fortunati e riusciamo a rientrare prima che il temporale si scateni. La notte è costantemente illuminata da impressionanti fulmini e bagnata da scrosci furiosi di pioggia. Il nuovo giorno, però, ci accoglie con un sole splendente e un'aria tersa che rende il paesaggio delle "colline della speranza" ancora più affascinante. Un po' a malincuore facciamo ritorno nella capitale accolti dal solito traffico caotico che ci fa rimpiangere decisamente le sia pur disastrate strade degli altopiani.

Il mattino seguente, un messaggio inviatoci da Fr. Jacques ci informa che il giorno prima, durante il pomeriggio il centro di Ampasipotsy è stato colpito da un fortissimo ciclone che ha scoperchiato quasi tutti i tetti della scuola elementare. Fortunatamente le lezioni erano finite da poco e non si lamentano né vittime, né feriti. Alla mia domanda su cosa intende fare ora, il religioso che sta dedicando la propria vita ai più poveri del Madagascar, mi risponde semplicemente: "Ora ricostruiremo la scuola. La Provvidenza non ci abbandonerà!".
di Piergiorgio Da Rold
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Esperienza di Vita, Fede e Amore in Madagascar

Cerco silenzio, mi siedo con calma, faccio un lungo sospiro e tento  a occhi chiusi di riassemblare i pezzi di un’esperienza intensa, piena e ricca di sensazioni vissuta in Madagascar con altri 10 amici e l’associazione UnicoSole-Onlus di Seriate.
Faccio fatica a condividerle, come se sprecassi la bellezza di quello che ho provato, sentito, visto. Come se raccontare significasse sminuire qualcosa che con le parole non è condivisibile. Poi mi viene in mente una citazione di un famoso film (Into the Wild) “La felicità non è reale se non è condivisa”… e allora mi fermo e racconto con cura e attenzione  quelle che sono state per me immagini di vita vera.
Il Madagascar, terra delicata e potente, gente bella come non si incontra più nelle nostre vite frettolose, sorrisi pieni e reali, cuori spalancati, porte spalancate, braccia spalancate.
La terra è madre, la fede è potente, contagiosa, da fare invidia. Quando si prega, si canta e si balla, ci si prende per mano, ci si scambia la forza e il coraggio di credere in Dio, si sorride e ci si commuove. Le celebrazioni eucaristiche durano delle ore, eppure nessuno se ne accorge. È il miglior tempo speso di tutto il viaggio. Dio è ovunque, nelle mani strette che pregano dei bambini, nelle voci calde delle donne che cantano, nell’orgoglio con cui danzano gli uomini. C’è cura e rispetto tra loro, verso di noi, verso ogni cosa.
Mi emoziona ripensare a Padre Pedro seduto su una panchina, con la sua barba bianca e lunga, circondato da bambini dappertutto, a leggere loro la Bibbia. Un momento indimenticabile, suggestivo.
L’accoglienza, la capacità di condivisione e divisione ti ha lasciato basìto. Il povero sei tu, i ricchi sono loro. Sono ricchi di umanità, per questo come ha detto una nostra compagna di viaggio, Sonja, siamo noi a rischiare di essere poveri. Allora, con un pizzico di egoismo cerchi di rubare da loro quella gentilezza che non sai più riconoscere in te, tenti di lasciarti contagiare da tanta dedizione, magari al ritorno, riuscirai a sentirti nuovamente così… bene.
Intensi sono gli odori, gli sguardi, le mani che si stringono e ringraziano, i sapori della frutta, del riso, dello zebù, i mercati, la terra e la sabbia, la fitta foresta, la deserta Ihosy , la caotica Antananarivo, i mercatini artigianali, la strada, la lingua, il cielo di notte, la fatica nell’adattarsi, le onde dell’oceano Indiano, il gusto del pesce appena pescato, i progetti dell’associazione,  le inaugurazioni, i rituali, la vaniglia, le parole di Michel, l’italiano allegro di Padre Maurice, la capacità di Padre Giangi di far ridere chiunque incontrasse, “noi” e “loro” nel continuo tentativo di mescolarci, conoscerci, viverci.
Michel, presidente dell’associazione Rainay, ci ha chiesto di portare via dal Madagascar solo le cose belle e di lasciare quelle brutte. Mi porto via ogni cosa, gelosamente la custodirò, la condividerò. Ogni cosa ha avuto un senso, nel viaggio che ho fatto dentro di me. Ringrazio profondamente ogni persona che ho incontrato, per averlo reso il viaggio più intenso che abbia mai fatto.
Tornerò in Madagascar, presto tornerò.
Un abbraccio, Valentina e Roberto
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La testimonianza di due giovani sacerdoti

Per dieci anni nel cuore del Madagascar

Per dieci anni vivranno a 14mila chilometri di distanza dalle loro parrocchie, dai loro parenti e dagli amici di una vita. Per dieci anni la loro casa sarà la comunità di Ihosy, nell'entroterra del Madagascar. Eppure nei volti di don Emanuele Piredda, 39 anni di Ossi, e don Francesco Meloni, 34 anni di Sorso, non c'è traccia di preoccupazione, ansia, paura. "Stiamo realizzando un grande sogno - dicono ai giornalisti a pochi giorni dalla loro partenza.- Un sogno che non è soltanto nostro". Don Emanuele ci tiene a evitare ogni forma di protagonismo: "La notizia più importante non è tanto la nostra partenza, ma le condizioni di vita nel Madagascar. Perché occorre riflettere su una cosa. Se ci sono comunità povere è perché ci sono alcune parti del mondo che si sono arricchite senza troppi scrupoli". Don Francesco, da parte sua, spiega il motivo che li ha spinti a partire. "Non dobbiamo essere egosti. La diocesi di Sassari ha circa 150 sacerdoti, mentre la diocesi che ci ospiterà ha appena 40 sacerdoti, ed è grande come due volte la Sardegna. Inoltre gran parte dei missionari presenti ha già superato i 75 anni di età. Al di là dei numeri, è chiaro che un clero così anziano non può arrivare fino all'ultimo villaggio per servire al meglio questi nostri fratelli cristiani". Ieri mattina nel corso di una conferenza stampa l'arcivescovo di Sassari padre Paolo Atzei ha spiegato le motivazioni di fondo di questa esperienza in Madagascar. "Era da tanto tempo che la nostra diocesi desiderava concretizzare una missione al servizio dei più poveri. Quando sono venuto a Sassari mi ricordo che ci riempivamo la bocca della parola "missione" in ogni veglia di preghiera per la giornata delle missioni. Ora, dopo tanti anni di attesa di sacerdoti "fidei donum", questo grande avvenimento è pronto ad entrare nei nostri cuori, perché la missione riguarda tutti, nessuno escluso. L'esempio di questi due giovani sacerdoti che servirà a capire che i problemi reali non sono quelli della nostra vita quotidiana, che a volte ci inventiamo, ma le esigenze concrete dei poveri". Una realtà generosa, quella di Sassari, che vede attualmente impegnati circa 40 missionari in tutto il mondo al servizio del Vangelo. Grazie all'intercessione del vescovo mercoledì 16, poco prima della partenza per Antananarivo, don Emanuele e don Francesco avranno la possibiltà di incontrare papa Francesco. Ancora non si sa cosa gli diranno, ma su una cosa hanno le idee chiare. La missione è prima di tutto un'occasione di testimonianza. "Non solo ci sentiamo chiamati ad andare, ma anche a ritornare, perché sappiamo che raccontare quello che abbiamo vissuto è importante quanto l'andare". Nel frattempo non mancheranno le occasioni di testimonianza "a distanza". E' già attivo un blog nel quale don Francesco e don Emanuele racconteranno la loro avventura. Lo si può trovare all'indirizzo www.diariomissionario.org, dove è anche possibile, per chi lo desidera, effettuare delle donazioni a favore dalla missione. Intanto la chiesa turritana è già mobilitata per accompagnare questi due sacerdoti nella fase della partenza. Giovedì 10 ottobre alle 18.30 si svolgerà un congresso diocesano missionario nella Sala Mons. Isgrò. Venerdì 11 alle 20 al Teatro Smeraldo ci sarà una rappresentazione teatrale per giovani, con ingresso gratuito, sul tema della missione. Il giorno successivo il programma proseguirà con una "festa dei ragazzi missionari" a partire dalle 16 nella parrocchia di Santa Maria di Pisa. La serie di eventi si concluderà domenica 13 ottobre, alle ore 20, nella cattedrale di San Nicola con la consegna del mandato missionario.
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Africa: il pil cresce, la povertà pure



L'evidente crescita economica dei Paesi africani (con un tasso medio annuo superiroe al 5%), dovuta in gran parte ai massicci investimenti cinesi, è in contrasto con i dati forniti dall'Unicef secondo cui nell'Africa Sub Sahariana 18mila bambini al giorno muiono prima dei 5 anni, raggiungendo così la più alta percentuale di mortalità infantile al livello planetario.

In un editoriale pubblicato ieri su Avvenire, padre Giulio Albanese spiega i dati del grande paradosso africano: il Pil cresce assieme alla povertà in Africa. <>.replica watches uk ugg outlet

In Africa, scrive Albanese, c'è soprattutto “un evidente fenomeno di impoverimento strutturale. Basti pensare al land grabbing, vale a dire all'accaparramento indiscriminato dei terreni Replica Handbags UK replica watches replica rolex watches, poco importa se foreste pluviali o sconfinate savane, operato negligentemente dalle compagnie straniere, con la conseguente svendita delle risorse minerarie e agricole di molti Paesi come la Sierra Leone o la Liberia”.


La società civile africana invoca una revisione delle intese relativamente ad ogni settore imprenditoriale, con previa analisi analisi pubblica dettagliata circa le risorse da sfruttare: è quanto riguarda padre Giulio Albanese nel suo articolo.
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