mercoledì 11 giugno 2014

Alberto: mare e caffè

In un paradiso del Madagascar (Nosy Be)


Alberto, dopo aver lavorato per molti anni in Africa, ha deciso di trasferirsi a Nosy Be, in Madagascar, dove ha acquistato un’imbarcazione di 14 posti, per offrire ai suoi clienti la possibilità di visitare le isole vicine. Successivamente è nata l’idea di importare caffè, per permettere ai turisti e ai residenti del Madagascar di poter assaporare il vero espresso italiano.

Alberto, quando è nato in te il desiderio di trasferirti in Madagascar?
Dopo molti anni di lavoro passati in Africa (Marocco, Mauritania, Senegal, Costa d’Avorio), per la Banca Group Societè General, mi sono recato a Nosy Be, per la prima volta come turista nel 2009. E’ stato allora che è nata l’dea del trasferimento.

Cosa ti ha trasmesso questa terra, tanto da indurti a restare?
Sin dai primi istanti sono stato catturato, come se fosse una magia, da quest’ isola. I profumi, il mare, la natura, il sorriso, la gentilezza ospitale dei suoi abitanti, hanno saputo rapirmi totalmente, tanto da farmi decidere che quella sarebbe stata la mia casa.

Di cosa ti occupavi in Italia?
Lavoravo principalmente all’estero, nell’ambito immobiliare e finanziario, per il Group Societè Generale.

Appena giunto in Madagascar hai subito compreso la necessità di sfruttare al meglio le potenzialità di questa terra e così hai deciso di acquistare un’imbarcazione di 14 posti, con lo scopo di trasportare i turisti in tutte le isole adiacenti. Come è nata quest’idea?
Chiaramente non potendo vivere di rendita, ho dovuto pensare ad un’attività che mi permettesse di vivere. Da lì l’acquisto di una barca e l’assunzione di due dipendenti malgasci.

Che tipo di riscontro hai ottenuto?
E’ stato subito interessante e si è consolidato nel tempo, anche a seguito di accordi commerciali instaurati con i famosi beach boys e le varie strutture turistico-alberghiere.

Durante la tua permanenza in Madagascar è nato il desiderio di importare il caffè italiano, per poter così degustare il vero Espresso Italiano. Come si è evoluto il tuo progetto?
Essendo un consumatore di buon caffè espresso, mi resi conto della carenza sull’isola di questa bevanda, quindi iniziai importando dall’Italia 50 macchine da caffè e relative cialde con marchio DANAE CAFE’. Il posizionamento di queste macchine è iniziato sull’isola di Nosy Be, presso esercizi pubblici vari, quali bar, ristoranti, hotel, villaggi turistici, ottenendo sin da subito un ottimo risultato.


Perché il nome Danae?
DANAE è il nome della mia imbarcazione; l’ho scelto in memoria della figura mitologica Greca DANAE che, rinchiusa in una cassa e gettata in mare, ha fluttuato alla deriva fino ad una piccola isola, dove ha ritrovato la sua gioia di vivere e la libertà. Successivamente è stato mantenuto lo stesso nome per la società e per tutti i suoi sviluppi nei vari settori commerciali.

Quali sono gli obiettivi raggiunti con il marchio Danae Caffè?
Attualmente esistono circa 300 locali pubblici in Madagascar, che utilizzano il caffè espresso DANAE e grazie agli attuali soci, stiamo sviluppando il medesimo progetto in Marocco, Algeria, Camerun, Bulgaria e Ungheria. La qualità di caffè “tipo robusta”, prodotta in Madagascar, viene esportata in Italia e quindi miscelata con il “tipo arabica” e tostata per poi rientrare in parte in Madagascar, confezionato in cialde, e in parte distribuita in altri Paesi. Questo permette al Paese un pareggio di bilancio tra esportazione ed importazione, donando all’indotto occupazionale agricolo molti posti di lavoro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Continuare a vivere in questo magnifico Paese ricco di stimoli emotivi e di sane opportunità imprenditoriali. Anche sotto il profilo di stabilità politica, il Paese è stabile e democratico, tutti fattori che fanno ben sperare in un grande sviluppo economico e lavorativo sia per noi stranieri che per la popolazione locale.
A cura di Nicole Cascione

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Vive in una isola deserta dove accoglie amici e clienti

È titolare di un diving a Nosy Be

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Incontrando gli amici, al rientro dal mio primo viaggio in Madagascar,
alla domanda cosa ti sei portato dal Madagascar, ho risposto:
“la voglia di tornare”.

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