di
Elisabetta Favaretto e Massimo Puatoe
Nell’estate
1999 Elisabetta ed Io abbiamo avuto il primo approccio con il Madagascar e
durante l’inverno è nata l’idea.
L’estate
scorsa, dal 18 agosto al 12 settembre non abbiamo realizzato soltanto un viaggio, ma
anche un’avventura e un sogno. Dopo alcuni concitati mesi di preparativi e
aspettative siamo arrivati con le nostre mountain bike a Fort Dauphin
(Taolagnaro), punto di partenza del nostro viaggio, situato all’estremo sud del
Madagascar affacciato sull’Oceano Indiano. Abbiamo quindi attraversato l’isola
da est ad ovest fino a Tulear (Toliara) sul canale del Mozambico e da qui
abbiamo visitato le fantastiche spiagge lungo la costa.
Avevamo
già intuito che la bicicletta poteva costituire uno dei mezzi più adatti per
visitare e scoprire questo stupendo e selvaggio Paese. Gli spostamenti in auto
sono troppo veloci, non permettono di apprezzare il paesaggio adeguatamente e
precludono il contatto con la gente del luogo.Le strade
sono in genere poco frequentate da mezzi motorizzati, spesso ridotte a veri e
propri percorsi trialistici e costituiscono quindi un terreno ideale per la
mountain bike.
Infine in
Madagascar l’uso della bicicletta è molto diffuso tra i malgasci per gli
spostamenti locali e inizia a diffondersi anche tra i turisti.
La punta
più meridionale del Madagascar, a sud del tropico del capricorno, è la regione
più affascinante del Paese. La si può definire la più “africana” del
Madagascar, dal clima arido e dalla vegetazione rada (tipica è la foresta
spinosa), con strade in cattive condizioni ed una popolazione estremamente
povera. Convivono diverse tribù accomunate da un profondo culto per i morti e
da una grande tradizione nell’arte funeraria; si vedono, infatti, tombe più
belle e solide delle comuni abitazioni. Tipici esempi dell’arte funeraria
malgascia sono i sepolcri riccamente decorati della tribù mahafaly che si
possono ammirare lungo tutto il percorso.
Nel sud si
trovano, oltre al famoso parco nazionale dell’Isalo, alcune delle migliori
riserve naturali del Madagascar. Infine vi sono spiagge di grande bellezza da
cui si può godere di un mare incantevole protetto per lunghi tratti dalla
barriera corallina e un’infinità di piccoli villaggi nei quali il carretto
trainato da zebù è ancora oggi il mezzo di trasporto più usato, le scarpe uno
status-symbol di ricchezza, e i lineamenti delle persone tipicamente africani.
Il
percorso si è svolto nelle regioni a sud-ovest dalla punta più meridionale di
Fort Dauphin (Taolagnaro) fino a Tulear (Toliara), capitale della provincia del
Sud, per un totale di 540 Km percorsi in 10 giorni in bicicletta (180 di
asfalto e 360 di pista sabbiosa, a tratti molto sabbiosa, e rocciosa) più due
trasferimenti in taxi-brousse per altri 162 Km (circa 10 ore in stipatissimi
camion Mercedes,).
Successivamente
abbiamo visitato la costa nei dintorni di Toliara percorrendo in bici 120 Km di
pista sabbiosa. Ciascun giorno trascorso in bici è stato per noi unico e ricco
di emozioni; alcuni momenti sono stati proprio indimenticabili. Nei primi
giorni abbiamo attraversato il deserto spinoso; una serie infinita di cactus
tra i quali si estendono rettilinei di pista sabbiosa a perdita d’occhio che
non dimenticheremo (non scorderò nemmeno le innumerevoli forature).
E’ stato
un continuo succedersi di specie diverse di cactus, che costituivano spesso gli
alti recinti naturali delle piste. Fra i più caratteristici le didiereacee, o
“alberi piovra”, uniche al mondo, presentano grossi rami cilindrici ricoperti
di spine che si diramano in tutte le direzioni. A metà della traversata la
pista ci ha regalato la compagnia di giganteschi baobab ai lati della distesa
di sabbia rossa .
Con tutta
la loro mole, le loro forme eccentriche e il loro carico di storia ci hanno
accompagnato per quasi un centinaio di chilometri in un atmosfera irreale e
magica (e in quel tratto è stato praticamente l’unico incontro che abbiamo
fatto).
Le nostre
giornate iniziavano prima dell’alba con una colazione costituita da ottimo
frappé liofilizzato al gusto di vaniglia (regalatoci da un amico per il
viaggio) e poi, alle prime luci dell’alba, si saliva in sella. Nei villaggi la
vita era già in fermento, tutti ci guardavano come marziani per la nostra pelle
e il nostro abbigliamento: bici cariche di bagagli, variopinte magliette e
caschetto, senza dubbio gli unici bianchi in giro in bici da soli.
L’asfalto
ha lasciato presto il posto alla pista con conseguente mio grande scoramento.
La pista
sabbiosa si è subito rivelata molto dura. Eravamo costretti a portare con noi
tutto il bagaglio e le scorte d’acqua perciò spesso affondavamo nella sabbia e
dovevamo scendere per spingere, anzi trascinare, le bici per qualche decina di
metri.
Alle dieci erano già 5 ore
che pedalavamo e la temperatura saliva, con il sole tropicale che picchiava
perpendicolarmente. Il pericolo della disidratazione incombeva per cui dovevamo
ricordarci di bere molto frequentemente.
Lo
sforzo era ampiamente ripagato dai paesaggi assolutamente grandiosi che ci
circondavano in una solitudine disarmante. Eravamo in un altopiano con dolci
saliscendi (amaramente faticosi) solcati da piste rettilinee per decine e
decine di chilometri. Ci fermavamo spesso per bere, riposarci all’ombra dei rari
alberi, gustare il paesaggio e salutare le poche persone che incontravamo.
Verso le 13 il caldo si faceva insopportabile, in genere riuscivamo a
raggiungere il villaggio meta della giornata, ma qui iniziavano altri tipi di
difficoltà. Poche persone parlavano francese (in genere incomprensibile) e
nessuno l’inglese, per cui qualsiasi richiesta diventava un’avventura.
Per 12
giorni abbiamo mangiato solo riso e pezzetti di pollo bollito; non un gran che
ma caldo e nutriente. Per dormire cercavamo l’unico posto del villaggio che
affittava camere, anzi capanne di fango con tetti di foglie di palma, in genere
frequentato solo da malgasci.
Non
c’erano acqua, luce e il bagno se andava bene era costituito dalla sterpaglia
spinosa alle spalle delle capanne. Alle 20 eravamo già a letto nei nostri
sacchi a pelo raccontandoci le impressioni del giorno o giocando con le nostre
carte trevigiane (instancabili compagne di viaggio ormai da anni).
A metà
della traversata ci siamo imbattuti nel mercato rurale di Ampanihy, tipicamente
malgascio, meta di una miriade di carretti trainati da zebù.
Tutta la
città era in fermento fin dalla sera precedente quando ci sono stati i primi
arrivi dai villaggi limitrofi e la piazza del mercato si è riempita di fuochi.
Durente il giorno si poteva osservare un incessante brulicare di persone
vocianti dai mille colori sgargianti. L’ultimo giorno dalle colline siamo scesi
finalmente al mare, in una lunga e diritta discesa abbiamo pedalato per ore con
il mare all’orizzonte, e nel cuore l’emozione per l’incipiente arrivo e la
soddisfazione per la strada scolpita sulle nostre gambe. Toliara è una
cittadina vivace, dove la vita scorre con decorosa inerzia, qui abbiamo goduto
il lusso di un vero letto, una doccia, un tavolo pulito su cui mangiare,
ristoranti, bar, gelaterie…. In città praticamente non esistono taxi, i mezzi
più diffusi sono il risciò e la bicicletta, per cui noi ci sentivamo
perfettamente a nostro agio. Da Toliara abbiamo raggiunto varie spiagge
limitrofe che ci sono state suggerite da alcuni italiani che vivono in questa
città.
Le piste
lungo la costa sono particolarmente sabbiose, ma abbiamo scoperto che il
bagnasciuga con la bassa marea rappresenta un terreno ideale. Non avevamo mai
pedalato così, in riva al mare tra le mangrovie, gli scogli, quasi lambiti
dalle onde e di sottofondo il frastuono delle onde che si infrangevano sulla
barriera corallina. Durante il giorno i marinai andavano a pescare il pesce che
alla sera le cuoche ci cucinavano…fantastico! Abbiamo scoperto angoli reconditi,
perle di bellezza ancora sconosciute al turismo diffuso e superficiale, abbiamo
assaporato la pace in un tempo cadenzato solo dal ritmo incessante delle onde,
il tutto reso ancora più speciale perché conquistato con la nostra bicicletta e
assaporato pedalata dopo pedalata. Ringraziamo Mauro, Carola e Guido che ci
hanno aiutato nella realizzazione di questo viaggio.
Notizie
utili:
Abbiamo
utilizzato le guide Lonely Planet e Routard fin troppo ricche di informazioni e
consigli. Le carte topografiche sono quasi tutte obsolete. Noi abbiamo
utilizzato una cartina generale 1:2 000 000 e una della regione di Toliara 1:10
000 entrambe del FTM del Madagascar. All’arrivo a Tana il turista viene
assalito da flotte di tassisti. Con calma fatevi mostrare la macchina e
cominciate a trattare sul prezzo. Alcuni alberghi sono muniti di fax e posta
elettronica e si può organizzare dall’Italia il trasferimento dall’aeroporto
rendendo meno problematico l’arrivo. Ad esempio: Hotel Le Relais des Pistards
(tel/fax 22 29134 o 62956, e-mail: pistards@simicro.mg) o il recente Hotel Saka
Manga (tel 22 35809).
Nella
regione del sud le strutture alberghiere sono molto poche e in genere
frequentate dai pochi locali che possono permettersi di viaggiare. Non c’è
acqua corrente e luce. Per magiare si trovano sempre riso e pezzettini di pollo
lessato (ho dovuto rivedere le mie nozioni di anatomia), acqua in bottiglia, e
in alcuni villaggi banane. Noi abbiamo portato numerosi pasti sostituivi
liofilizzati (ottimi quelli al gusto di vaniglia della Watt+ che consumavamo al
mattino) e integratori salini (consiglio quelli in compresse solubili, ad
esempio della Watt+). Ogni tappa portavamo con noi almeno 3 litri di acqua a
testa.
Le borse
devono essere robuste con un portapacchi proporzionato al peso da portare. Noi
abbiamo utilizzato con estrema soddisfazione quelle in cordura della Sci-Con.
Le bici affidabili e comode ci sono state fornite dal nostro amico Mauro
Aerelli. Abbiamo portato vari pezzi di ricambio per la bici e numerose camere
d’aria oltre ad un kit di riparazione.
Programma dettagliato
VE 18 ago Trasferimento aereo Venezia -> Parigi ->
Tana
SA 19 ago Trasferimento aereo Tana -> Taolagnaro (Fort
Dauphin)
DO 20 ago BICI Taolagnaro: preparativi e prova bici
LU 21 ago BICI Taolagnaro -> Amboasary -> Kaleta
Reserve (Km 75 asfalto+25 pista; 10 h)
MA 22 ago BICI Kaleta Reserve -> Ambovombe (Km 35
asfalto+5 pista; 5 h)
ME 23 ago BICI Ambovombe -> Tsihombe (Km 67 pista
sabbiosa; 8 h)
GI 24 ago BICI Tsihombe -> Beloha (Km 55 pista a tratti
molto sabbiosa; 7 h)
VE 25 ago Trasferimento in auto Beloha -> Ampanihy (Km
102 pista molto sabbiosa)
SA 26 ago BICI Ampanihy: Baobab gigante (Km 45 pista
sabbiosa; 4 h); visita al mercato.
DO 27 ago BICI Ampanihy -> Ejeda (Km 50 pista rocciosa; 4
½ h)
LU 28 ago BICI Ejeda -> Betioky (Km 86 pista rocciosa,
sabbiosa, toule ondule; 7 ½ h)
MA 29 ago Betioky -> Vatolatsaka (60 Km) BICI ->
Andranovory (Km 27 pista; 3 h)
ME 30 ago BICI Andranovory -> Toliara (Tulear) (Km 70
asfalto; 4 ½ h)
GI 31 ago Toliara: visita (Km 20 asfalto; 2 h)
VE 1 sett Toliara -> Anakao (barca)
SA 2 sett Anakao; visita isola Nosy Ve riserva naturale
DO 3 sett BICI Toliara -> Anatsogno (Km 30 pista molto
sabbiosa e rocciosa; 3h)
LU 4 sett BICI Anatsogno: mare
MA 5 sett BICI Anatsogno -> Toliara -> Ifaty (62 Km
pista molto sabbiosa; 7 h)
ME 6 sett BICI Ifaty -> Mediorano (Km 8 pista “troppo”
sabbiosa; 3 h)
GI 7 sett Mediorano: mare
VE 8 sett Mediorano -> Toliara in camion (Km 41)
SA 9 sett Trasferimento aereo Toliara -> Tana
DO 10 sett Tana: visita al mercato artigianale e alla città
LU 11 sett Trasferimento aereo Tulear -> MA 12 sett
Parigi -> Venezia
Fonte:http://www.sahara.it/
Sullo stesso argomento
Pinuccio Gammino, 54 anni, e Doni Chiesa, 53, due pasticceri di Baggio
(Milano), sono conosciuti su Internet per i blog sui quali documentano i loro
viaggi mozzafiato. Quest'anno hanno scelto il Madagascar.
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