domenica 14 dicembre 2014

Il Madagascar guida le dieci peggiori economie del mondo

Nell'elegiaca visione della Dreamworks, il Madagascar è una Terra Promessa: contesto naturale unico al mondo, tramonti mozzafiato, riscoperta delle proprie radici. E, soprattutto, libertà. Se tutto questo vale per un leone, una zebra, una giraffa, un ippopotamo e — più di tutti — quattro pinguini scioccati dall'Antartide, non vale invece per quegli esseri un po' meno simpatici che si chiamano uomini. Fatto salvo il contesto naturale — così peculiare da far guadagnare all'isola africana il nickname di "Ottavo Continente" —, il Madagascar è il Paese con la peggior economia al mondo.
Certo, ci sono luoghi in cui vivere è molto peggio: la Somalia o Haiti ne sono eloquente esempio. Ma la classifica stilata da Forbes lo dice chiaro e tondo: la Numero Uno delle cattive economie ha il proprio centro ad Anantanarivo. I parametri sulla base dei quali è stato valutato il primato (e la posizione delle altre nove nazioni, di cui diremo) sono i seguenti: andamento medio negli ultimi tre anni del Prodotto Interno Lordo, del tasso di inflazione, valore del Pil pro capite al valore attuale del bilancio nazionale, verifica del rapporto tra importazioni ed esportazioni.
Agglutinati gli ingredienti, il Madagascar ne esce come leader negativo. Tra il 1970 e il 2009 il Pil pro capite è cresciuto di 448 dollari; in altre parole, è quella la cifra che un lavoratore, due anni fa, guadagnava in più rispetto ad un suo collega di 41 anni prima. Ma se si fa il confronto con il Sud Africa, dove l'incremento è stato di 5700 dollari, si capisce quanto poco sia cresciuta l'economia della bellissima isola adagiata nell'Oceano Indiano. Tra le cause principali c'è la corruzione (non è un caso che otto dei dieci Paesi della classifica siano anche i piu corrotti al mondo, come rileva il Tigcpi — Transparency International's Global Corruption Perceptions Index).
Dopo l'indipendenza dalla Francia (1960), il Madagascar ha conosciuto dieci anni di crescita e relativa prosperità, interrottisi nei primi anni Settanta con una crescita demografica non corrispondente a quella economica. E' lì che l'inadeguatezza di una classe politica concentrata solo su se stessa ha cominciato a manifestarsi con un'evidenza sfociata, nel 2009, in un caso paradigmatico: la sostituzione del presidente Marc Ravalomanana, costretto a lasciare sotto le pressioni del corpo militare, con il leader dell'opposizione Andy Rajoelina. Ciò ha significato il taglio di un miliardo di dollari in aiuti da parte dell'Europa, e la cancellazione del Madagascar dal programma americano African Growth and Opportunity Fund. Sempre gli Usa hanno escluso il Paese dal novero di quelli con cui fare affari a regimi fiscali agevolati, con la perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore tessile. Ora il tasso di povertà locale è del 77%.

Gli altri Paesi
Ecco la classifica dalla seconda alla decima posizione:
  • Armenia: contrazione del Pil del 15% nel 2009, previsioni di crescita mediocre nel breve termine. Per l'ex repubblica sovietica il Pil pro capite è di 3000 dollari, meno di un terzo della confinante Turchia. Inflazione al 7%.
  • Guinea: ha la metà delle riserve mondiali di bauxite ma non riesce ad attrarre investimenti, anche per l'ostilità verso gli stessi da parte del governo che nel 2008 ha preso il potere con un colpo di Stato. Qualcosa sembra essere cambiato dal 2010, con il presidente eletto Alpha Conde e i primi affari con aziende estere. Pil pro capite di 440 dollari, inflazione al 17%.
  • Ucraina: 3483 dollari di Pil pro capite, 10% di inflazione. Vi si giocheranno i prossimi Europei di calcio (2012), in compartecipazione con la Polonia. Il tessuto agricolo è robusto, ottime le risorse minerarie. E allora, cosa c'è che non va? Un sistema di leggi intricatissimo, poca governo delle imprese, debole tutela giudiziaria dei contratti, corruzione molto elevata.
  • Jamaica: i risultati del recente passato (taglio del 10% al tasso di povertà, +88% in quello di scolarizzazione) sono stati ridimensionati dalla crisi economica globale, che ha portato a un -4% nel Pil pro capite e una crescita inferiore al 3% fino al 2015. Uno dei problemi maggiori è aumentare la salute media dei cittadini. Pil pro capite a 5473 dollari, inflazione al 7%
  • Venezuela: ricchezze naturali a profusione, ma quella che interessa di più al suo discusso (e discutibile) presidente Hugo Chavez è il petrolio, di cui il Paese è tra i produttori leader al mondo. Inflazione al 32%, Pil pro capite da 9886 dollari.
.      Kirghizistan: nella classifica del citato Tipgi è 164 su 178. La disoccupazione è all'11%. Miniere e industria metallurgica potrebbero attrarre investimenti stranieri, ma la corruzione impedisce di fare affari serenamente. Pil pro capite 943 dollari, inflazione al 12%
  • Swaziland: tasso di povertà oltre il 60%, per la micidiale miscela di disoccupazione e crescita demografica. Pure, l'agricoltura, l'export di zucchero e il turismo vanno bene; così come l'industria dell'abbigliamento (oltre 30mila addetti). Ma la crisi globale e l'apprezzamento della moneta cugina (il Rand sudafricano) hanno complicato le cose. Pil pro capite a 3109 dollari, inflazione al 7%.
  • Nicaragua: dopo Haiti è il Paese più povero delle Americhe. Metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Blackout, razionamento dell'acqua e costi dell'energia altissimi disincentivano gli investimenti esteri. Pil pro capite a 1197 dollari, inflazione al 9%.
  • Iran: la storia di quel che fu l'antica Persia meriterebbe un discorso a parte. Ha il 10% delle riserve mondiali di petrolio, ma invece di somigliare all'Arabia Saudita sembra più l'Iraq devastato dalla guerra. L'economia è provata dal controllo politico eccessivo, dalle sanzioni internazionali al governo di Mahmud Ahmadinejad e da un management inadeguato. Ciò garantisce una crescita media inferiore al 3%. Pil pro capite da 5493 dollari, inflazione al 15%.

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