lunedì 28 aprile 2014

Inaugurato il nuovo ospedale Italiano

Ad Ampefy a 140 km dalla capitale del Madagascar il 25 aprile è stato inaugurato il nuovo Ospedale Saint Paul grazie alla opera benefica della Onlus Change.

Composta tutta da medici italiani, la Change, ha lavorato per parecchi mesi nella realizzazione di questa struttura dove hanno trovato posto i più moderni macchinari di laboratorio e le attrezzature per vari esami, per interventi chirurgici e la sala parto.

Con un reparto ricoveri composto da pochi letti e che sarà ampliato in un prossimo futuro, il Centro Sanitario Polispecialistico 'Change St.Paul' ad Ampefy-Andasibe, nel cuore della regione di Itasy è in grado di assistere gli abitanti del centro di Ampefy e del circondario.
 I volontari dell’associazione stanno cercando di costruire un Centro Nutrizionale per la diagnosi, la terapia e la prevenzione della piaga della denutrizione che affligge i bambini di questa regione come di tanta parte del Madagascar.


Al numeroso pubblico intervenuto per questa manifestazione di inaugurazione ha fatto gli onori di casa il Presidente della Change dr Paolo Mazza coadiuvato dai numerosi medici arrivati dall’Italia, che si adopereranno unitamente a medici malgasci a prestare la loro opera gratuitamente a chi ne ha bisogno.
Alla cerimonia  erano presenti:  S.E. il Vescovo della diocesi, il Sindaco di Ampefy, lo Chef di regione e numerosi Funzionari del Primo Ministro e del Ministero della Sanità, l’Italia era rappresentata dall’UIM e dal Responsabile del Patronato Ital Uil Madagascar Piero Marangi e Aldo Sunseri.


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Abbiamo lavorato molto:
in tre settimane abbiamo trattato un centinaio di persone

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Ospedale Saint Damien ad Ambanja in Madagascar e
diretto da padre Stefano Scaringella

Lo hanno costruito i coniugi Alessandro Pasotto e Rosanna Tassinari per aiutare lapopolazione locale


Stefano Gross, un azzurro al limite del podio

Nato a Pozza di Fassa (Tn) nel 1986, Stefano Gross fa parte del gruppo sportivo per sci alpino delle Fiamme Gialle di Predazzo ed entra in nazionale nel 2005. Più volte campione italiano nelle categorie giovanili, comincia a 'fare sul serio’ nelle gare di coppa Europa durante la stagione 2009–2010, conquistando due secondi e un terzo posto. Da lì in poi, la sua carriera sciistica è in volata fino alle Olimpiadi di Sochi 2014.

Al suo primo appuntamento con la manifestazione sportiva più importante al mondo, ha sfiorato per pochissimi centesimi di secondo il terzo posto di slalom speciale?
Certo cinque centesimi di secondo sono davvero pochi, a volte si vince o si perde per pura fortuna che d'altronde fa parte del nostro sport. Sarebbe stato meglio non fosse accaduto proprio alle Olimpiadi, la gara più attesa, quella con più obiettivi, a cui pensi già da bambino. Per noi atleti una medaglia olimpica, oltre a cambiare la vita, cambia anche la carriera. Ma avrò tempo per rifarmi…

Come ci si prepara a una competizione così importante?
L'attività sportiva ormai ha tempi e impegni di un lavoro, anche se per me continua a essere soprattutto un divertimento. Bisogna rinunciare a tante cose, ci sono dietro molte ore di lavoro e una dieta ferrea, da seguire specialmente prima di una gara. Alcuni alimenti come la carne rossa, infatti, abbassano notevolmente le prestazioni, mentre è buona norma aumentare i carboidrati.

Allenamento e gara: due modi diversi di concepire lo sci?
In allenamento la situazione è ovviamente più tranquilla. Il confronto con gli altri atleti è comunque molto stimolante anche con gli italiani, tra cui abbiamo molti atleti di un certo calibro, con importanti esperienze alle spalle. Nelle gare poi si fa squadra, non è il singolo che conta ma il gruppo.

A tre anni ha messo i primi sci ai piedi. Come ha conciliato sport e studio?
Dedicarsi allo sport a tempo pieno richiede indubbiamente costanza e sacrificio. Dal punto di vista scolastico, ho trovato il giusto equilibrio frequentando lo ski college, una scuola che modula il programma didattico rispettando gli allenamenti e modulandosi sulle esigenze e i calendari delle gare. Oggi questo tipo di scuole stanno diventando una realtà in diverse parti d’Italia.

Ai giovani, per il futuro, cosa vorrebbe dire?
Un messaggio che voglio mandare a tutti i ragazzi è che senza sconfitte non si diventa campioni. L’importante è non abbattersi e tirare fuori le unghie per arrivare ai propri obiettivi. Nello sport come nella vita.

L’innovazione tecnologica quanto incide nella prestazione sportiva?
Certamente migliora la sicurezza. E poi… si vince o si perde per pochi centesimi di secondo, quindi sì, anche i materiali e i tessuti fanno la differenza.

Se dico scienziato, cosa le viene in mente?

Sicuramente una persona che ha qualcosa in più. Sono consapevole che dietro al nostro sport ci sia molta 'scienza 'e il 'cervello’ di tanti ricercatori, che forniscono un supporto ormai irrinunciabile per noi atleti.

Perché i giovani amano così tanto lo snowboard?
Forse è voglia di trasgredire. Si figuri che personalmente non ho mai provato, mi diverto troppo con gli sci.

Valanghe provocate da fuori pista e slalom ad alta velocità. A proposito di trasgressione, quali consigli per sciare in sicurezza?
Si sa che a sempre più persone piace il fuori pista come si sa che, quando nevica parecchio, aumenta il rischio di valanghe e che bisogna fare più attenzione. Quindi, se ci sono delle limitazioni bisogna rispettarle. E poi sciare in pista è sempre bello, non c’è bisogno di andare a cercare situazioni estreme. Di certo l’organizzazione delle piste è molto curata, in particolare da noi sulle Dolomiti come nel resto del mondo ma molto sta alla prudenza individuale.

E’ nato in Val di Fassa, culla della cultura ladina e del 'Dolomiti superski’. Come convivono l’antico e il moderno?
Non si tratta di due mondi contrapposti. Di certo in Val di Fassa il superski attrae tanta gente: avere a disposizione oltre 1.000 km di piste è per uno sciatore garanzia di varietà, così come di poter godere di panorami stupendi, basti pensare al famoso 'Giro dei quattro passi’, fra i più belli e spettacolari al mondo. Ma noi fassani siamo anche molto attenti a mantenere le nostre tradizioni ladine e a farle conoscere, attraverso manifestazioni, prodotti d’artigianato e delle nostre terre. Chi non conosce il puzzone di Moena?

Cosa vuol fare da grande?
Di certo vincere un’Olimpiade, magari per cinque centesimi di secondo.
Anna Capasso



Faccia a faccia on line

Il sole, il mare, le spiagge, ma soprattutto la gente
ci ha fatto pensare che la nostra pensione(sic!) che
era  prossima, avrebbe potuto godere di tutto questo

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Dal 2007 si occupa di ragazzi


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La ferblanterie: i lattonieri del Madagascar

In Madagascar, lavorare la latta o lo stagno significa in pratica riciclare tutto ciò che di metallo si trova in giro. “Nulla si perde, nulla si crea, tutto si trasforma": la frase di Lavoisier qui trova la sua dimostrazione pratica. Nelle mani degli abili artigiani malgasci, le lattine di birra o del latte condensato si trasformano in piccole automobili, moto, camioncini o nei caratteristici taxi-brousse.

Sono gli stessi oggetti che si trovano in splendidi negozi europei, ma che possono essere acquistati con facilità nei laboratori sparsi nel paese, nella capitale o nel circuito artigianale di Antsirabe.

Un esempio interessante di applicazione delle tecniche tradizionali di lavorazione del metallo a un’operazione di grande valore sociale è il laboratorio la Ferronnerie d'Art di Violette e Dieudonné.
Nella parte orientale di Antananarivo, nel quartiere di Mandroseza, troviamo la bottega di ferro battuto gestita dalla coppia malgascia. Violette e Dieudonné hanno cominciato la propria attività più di 20 anni fa con una decina di operai nel piccolo laboratorio ereditato dalla famiglia. Oggi più di 450 persone lavorano nell’officina: sono uomini e donne ai margini della società malgascia ed integrati nel progetto che si pone il fine di sconfiggere la povertà e la disperazione.

Violette e Dieudonné accolgono senza distinzione disabili, disadattati, ex detenuti, ex tossicodipendenti o le donne sole con i loro figli, offrendo un compenso e 3 pasti al giorno.
Questo consente agli operai di mantenere la famiglia, curare ed educare i figli, e soprattutto di ritrovare il rispetto di se stessi.
I ricavi dalla vendita di oggetti d'arte vengono reinvestiti nell’azienda e nel progetto.
La visita al laboratorio è toccante e impressionante: immaginate oltre 400 persone dotate di martelli, saldatori, scalpelli che lavorano lamiere, riciclano vecchi barattoli usati, battono e tagliano metalli, realizzando splendidi oggetti decorativi o per l’arredamento (lampade, specchi, candelabri). 
È un appuntamento da non mancare durante una visita nella capitale, una lezione di vita e di condivisione in cui ognuno raccoglie i frutti del proprio lavoro.
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Di Michele Martinelli
Madagascar: quasi una grande zattera tra Asia e Africa, variopinto miscuglio di culture e tradizioni diverse. E dove la morte riesce a diventare "l’evento più importante della vita".

Gli atolli delle Meraviglie

Europa e Bassas da India, tra territorio di riproduzione della tartaruga verde e il rifugio per i giovani squali delle Galápagos

Europa e Bassas da India, due piccole isole incastonate tra il Madagascar e il continente africano, celano un tesoro inaspettato: una è territorio di riproduzione della tartaruga verde; l'altra un rifugio per i giovani squali delle Galápagos.
Stretta nell'abbraccio di un maschio, una femmina di tartaruga verde scivola nelle acque cristalline dell'atollo di Europa, sito riproduttivo di vitale importanza per questa specie a rischio.
Immaginate due massi che danzano; l'accoppiamento tra le tartarughe verdi potrebbe essere descritto così. È un po' come vedere due giganteschi lottatori di sumo avvinghiati uno all'altro che nuotano placidi nelle acque cristalline di un reef, una barriera corallina come quella che circonda Europa, isola al largo delle coste sudoccidentali del Madagascar dove si riuniscono ogni anno oltre 10 mila femmine di tartaruga verde per accoppiarsi e poi deporre le loro uova sulla terraferma.
La strategia riproduttiva delle tartarughe verdi si potrebbe definire come una sorta di "accoppiamento competitivo". Anziché sprecare preziose energie a combattere o difendere un territorio, i maschi concentrano i loro sforzi nella ricerca di una femmina solitaria, oppure nell'interruzione di un rapporto in corso.


 I maschi di tartaruga verde hanno robuste unghie sulle pinne e la coda con le quali si aggrappano al carapace delle femmine durante l'accoppiamento. Gli altri però cercano di sloggiarli dal loro appiglio, urtandoli e mordendoli, ferendo in molti casi sia il maschio sia la femmina in amore.
A volte un individuo con un tasso ormonale troppo alto arriva ad attaccarsi al guscio di un maschio già avvinghiato a una femmina. «Sforzo del tutto inutile per il maschio numero due», spiega il biologo marino Wallace J. Nichols, a cui è capitato di osservare fino a quattro maschi uno sopra l'altro. «Con tartarughe da 180 chili l'una, poi, diventa un numero da circo», sottolinea.
Il circo delle tartarughe marine di Europa è però uno spettacolo raro per gli occhi umani. L'isola è una riserva naturale, e le sue acque sono protette. Come la sua vicina, Bassas da India, circa 110 chilometri a nord-ovest, fa parte delle cosiddette Isole Sparse, cinque schegge di terra che circondano il Madagascar come altrettante lune. Retaggio del potente impero coloniale francese, su di esse sventola ancora il tricolore delle Terre Australi e Antartiche Francesi.

Nonostante portino il nome delle isole che ispirarono a Darwin la teoria dell'evoluzione, gli squali delle Galápagos si trovano in tutti i reef tropicali del mondo. La laguna protetta di Bassas da India ne ospita un gran numero, tanto che si ipotizza che possa essere una nursery di squali delle Galápagos.
Sebbene contestata dal Madagascar e da altri stati, la sovranità francese in questo caso risulta strategica. La superficie totale delle Isole Sparse è di soli 44 km2, ma le loro zone economiche esclusive coprono complessivamente un'area 15 mila volte più ampia; una fetta di oceano grande oltre il doppio dell'Italia. La Francia impedisce la pesca illegale e il bracconaggio delle tartarughe, svolgendo un ruolo fondamentale nel mantenimento della biodiversità di queste isole. Su alcune delle Isole Sparse (Europa è tra queste) sono presenti guarnigioni militari e gendarmeria, e le loro acque sono pattugliate da navi militari.
Europa e bassas da india sono molto vicine tra loro, entrambe al centro del Canale del Mozambico, ma sono anche molto diverse. Europa è ricoperta di sterpaglia, e oltre alle tartarughe ospita milioni di uccelli nidificanti. Bassas invece è un atollo appena visibile sul pelo dell'acqua al centro del quale si trova una laguna grande quanto Manhattan popolata da squali. Entrambe le isole sono tra gli ultimi esempi di ecosistemi integri dell'Oceano Indiano occidentale, santuari della natura nel mezzo di un mare saccheggiato. «Viste dalla superficie sembrano insignificanti», dice il biologo marino Thomas Peschak, autore delle foto di questo articolo. «Ma quando ti immergi nelle loro acque rimani viziato per il resto della vita».
Fonte: www.nationalgeographic.it 
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Surf, windsurf e kitesurf in Madagascar

Il Madagascar offre siti idilliaci che possono soddisfare anche gli più appassionati più esperti degli sport acquatici. Surf, windsurf e kitesurf inMadagascar sono un'esperienza unica!
Fort Dauphin e Vinaie, nell’estremo sud, vantano le più belle onde della regione, e i sui centri nautici offre una buona logistica ed ottime infrastrutture ricettive.  Lontano da tutto, raggiungibile solo in fuoristrada, l’isolato villaggio di Lavarono ospita anche un concorso internazionale che richiama decine di appassionati, offrendo non solo difficoltà e campeggio obbligatorio, ma offrendo onde indimenticabili!
Per gli appassionati di  kite e windsurf, in Madagascar,  Tulear detiene le migliori condizioni : magnifici paesaggi , le onde ed ancora onde generate dal  calde e profonde acque del Canale di Mozambico, al largo dalla barriera del Madagascar.

Il luogo ideale per un'introduzione al surf in Madagascar è in Mahambo, a nord di Tamatave: vanta attrezzature adeguate nella sicurezza,  istruttori e guarda spiaggia, nonché norme di navigazione adeguate a quelle dei paesi più avanzati.
Nella Baia des Sakalava, nei pressi di Diego Suarez, è la patria del windsurf in Madagascar dove gli alisei soffiano più di sei mesi all'anno.


La stagione migliore per il surf in Madagascar è da aprile a fine agosto. Durante questo periodo, la temperatura è compresa tra 29° e 32°C, e l'acqua è 25°C . Non c'è tanto vento ma durante gli altri mesi  la temperatura dell’acqua è di circa 25°/29°C e l'aria da 32° a 40°C con bassa umidità relativa. Le onde aumentano in febbraio e marzo , ma ogni anno è diverso... In generale, le onde si alzano ogni anno, soprattutto quando il vento si alza nel pomeriggio, è perfetto soprattutto per kite surf e surfisti.

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Per sentirsi Robinson Crusoe nell'arcipelago delle Mitsio, tra pesci pagliaccio e coralli. E fuori, lemuri e baobab






I tabù del Madagascar

Una parola, secondo me, definitiva su cosa siano le proibizioni e i limiti che gli uomini si danno è la lista dei tabù dei Vezo, nomadi del mare del Madagascar, compilata dall’antropologa Rita Astuti, che ha vissuto con loro a varie riprese.
Ecco la lista:
Non uccidere né mangiare i delfini.
Non allevare capretti né mangiarne la carne.
Non indicare col dito le balene.
Non vendere la carne di tartaruga.
Non parlare il dialetto “merina” in certi luoghi precisi del mare.
Non gettare il carapace dei granchi a notte fonda.
Non ridere mentre si mangia del miele.
Non avere delle relazioni intime con i fratelli o le sorelle del sesso opposto.
Non mangiare pollo.
Non mangiare lovo (un pesce barbuto).
Non addomesticare i lemuri.
Non lavare un cadavere dopo il calar del sole.
Non tagliare a pezzi animali vivi.
Non strapparsi i peli del viso (sul mento, non quelli delle sopracciglia).
Non mangiare il fegato delle razze.
Non abbattere alberi farafatse per farne una canoa.
Non portare vesti rosse e nere.
Non allevare maiali e non mangiarne la carne.
Non assistere a una sepoltura.
Opportunamente interrogati i Vezo rispondono che in realtà non sanno perché sottostanno a questi arzigogolati tabù e che ne farebbero volentieri a meno. Il problema è che i loro antenati, dai quali hanno ereditato questi tabù, si offenderebbero se non li seguissero...
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Land grabbing:cambiamo gioco

Sembra un gioco ma non lo è. E' invece una provocazione lanciata da Herry Purnomo, uno scienziato del Centro per la Ricerca Forestale Internazionale ( CIFOR ), per aiutare a comprendere e gestire i problemi legati all'uso del territorio e dell'economia. The Landscape Game (il gioco del paesaggio) è una specie di Monopoli. Ma in Monopoli con l'obiettivo è quello di acquisire quanta più terreni è possibile e costruirvi alberghi, impoverire gli avversari con gli affitti di rapina e costringerli a cedere terreni: praticamene, un gioco al massacro. Obiettivo del gioco del paesaggio è un altro: rendersi conto che col gioco al massacro non vince nesso, perché in un ambiente devastato nessuno può prosperare.
 "Quasi un miliardo di persone in tutto il mondo ha giocato almeno una volta a Monopoli" dice Purnomo . "Mi sono domandato che cosa succederebbe se un miliardo di persone potesse imparare un gioco che considera una visione alternativa di investimenti e gestione del paesaggio". Nel gioco Paesaggio , sei giocatori rappresentano le diverse sociali che interagiscono in un paesaggio nei diversi usi del suol , dalla foresta incontaminata, ai boschi di uso misto, ad altri usi come le miniere e le aziende agricole. I giocatori possono mettere fondi in investimenti sostenibili legati alle Nazioni Unite (come i fondi per la protezione del carbonio o i pagamenti per i servizi ambientali).
Il gioco è stato testato da studiosi, associazioni e comunità rurali dei cinque i continenti, mostrando che nel lungo periodo i ricavi sono più alti e il paesaggio è protetto, e insegna a cercare strade di sviluppo sostenibile, a sviuppare la gestione dei servizi ambientali, e a investigare forme alternative di investimento. Obiettivo del gioco è massimizzare le proprie entrate, ma questo funziona solo se si riesce a migliorare le condizioni ecologiche e sociali.
"Questo gioco può aiutare i politici a sviluppare idee su quale tipo di politiche si possono adottare in un determinato paesaggio", spiega Purnomo . "Il gioco permette ai politici di giocare confrontandosi con i diversi attori del territorio, come i piccoli proprietari, e così e possano vedere come implementare un più efficace uso del suolo. Non c'è una formula magica , ma l'attuazione e il monitoraggio di un solido piano di gestione del paesaggio è fondamentale - è un processo di apprendimento continuo.
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Secondo le stime Fao, l'acquisto (solo quello tracciato) di terreni su vasta scala, tra il 2002 e il 2011, ammonta nel mondo a 200 milioni di ettari, sette volte l’Italia.

Purtroppo, la foresta l’hanno amata fino ad ammazzarla.

Le foreste asciutte dell'Africa australe

Le foreste europee vanno a nord


Quasi la metà del continente africano è coperto da terre aride , si sviluppa su 15 paesi del Sahel , e 15 paesi di Africa orientale e meridionale . Questi ecosistemi sostengono oltre il 60 % della popolazione africana, con una vasta gamma di beni e servizi ambientali , molti dei quali derivati ​​da foreste e boschi delle zone aride della regione.
Il valore delle foreste aride si estende al di là dei prodotti da essi forniti , al di là del legno e anche i prodotti forestali non legnosi ( NTFPs ) . Vi è un crescente riconoscimento globale dei molteplici servizi ecosistemici forniti dalle foreste . Oltre al sequestro di carbonio , le foreste forniscono servizi per la protezione dei bacini idrografici e della biodiversità .
Se correttamente gestito in maniera sostenibile , foreste aride dell'Africa hanno il potenziale per contribuire allo sviluppo economico , la riduzione della povertà e la sicurezza alimentare . Tuttavia, questi ecosistemi sono esposti a una serie di minacce acute . Le sfide ambientali cui invadente , desertificazione e fenomeni legati al cambiamento climatico sono ulteriormente aggravate da quelle relative alla governance .
Inoltre , il contributo delle foreste e delle risorse forestali per le economie regionali e mezzi di sussistenza non è sufficientemente riconosciuto . Questo ha portato alla marginalizzazione del settore forestale in tutta la regione .
Queste sfide molto reali minacciano di oscurare un archivio di esempi di buone pratiche che esistono tra le foreste aride dell'Africa sub-sahariana e oltre.

Le foreste europee vanno a nord 

Secondo uno studio della Commessione Europea, sono solo cinque i paesi membri in cui le foreste si estendono su oltre la metà del territorio nazionale: la Svezia (76%), la Finlandia (72%) , l’Estonia (61%) , la Slovenia (60) e la Lettonia (56%). In fondo alla lista, figurano Malta (che a mala pena arriva al 5%) e Irlanda e Paesi Bassi (con un magro 13% ciascuna).

Le foreste coprono 159 milioni di ettari nell'UE , il 38% del territorio del blocco. Nel 2012 , le foreste e altri terreni boschivi occupavano circa il 40 per cento della superficie totale dell'Unione, i campi coltivati un quarto e i prati un quinto, mentre le aree urbanizzate rappresentano il 5 per cento.
I dati sono stati pubblicati da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea e si basano su un monitoraggio effettuato su larga scala di terra, sull'utilizzo del territorio, che sovrappone le immagini satellitari a una rete di verifiche sul campo, nell'ambito del progetto Area Survey (LUCAS) datate al 2012. Il sistema LUCAS ha raccolto dati dai 27 Stati membri dell’UE, con una densità di 270.000 punti. In ciascuno di questi punti , gli ispettori hanno verificato la copertura del suolo e l'uso del territorio e scattato fotografie, ora reperibili sul sito di Eurostat . Su ciascuno dei punti , è possibile visionare le forografie del sito e informazioni , sul manto forestale o sulla copertura del suolo.
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Definire il Madagascar un paese povero è veramente paradossale in quanto il sottosuolo è ricco di giacimenti,

Un piede in Paradiso, anzi due

per subacquei, amanti del mare o solo della natura incontrastata

Questa isola vulcanica, poco al largo della costa nordoccidentale del Madagascar sul Canale di Mozambico offre tra terra e mare uno degli spettacoli più incredibili che si possano presentare ad un viaggiatore: lemuri? camaleonti? conchiglie fossili? spiagge cristalline? bracciali in argento artigianali come non ne avete mai visti? mante? tartarughe? Basta??? Ancora no? Allora aggiungerò l'ospite a sopresa...la balena megattera che in alcuni periodi dell'anno vi può capitare di veder transitare in migrazione lungo costa standovene comodamente straiati sulla sabbia bianca che vi circonda. Più di 50 tra isole e scogli fanno da contorno all’Isola Grande ed ai suoi 300 chilometri quadrati di foresta, colori ed emozioni, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità: Nosy Komba, Nosy Tanikely, Nosy Sakatia, Nosy Mitsio e Nosy Iranja sono solo le più famose. A stupirvi stavolta, oltre alla destinazione che vi propongo è il suggerimento che vi do per un viaggio in questo meraviglioso posto: io, fautrice assoluta del "fai-da-te" e contraria ad ogni viaggio organizzato...vi comunico ufficialmente che stavolta il mio consiglio è di rivolgervi a chi sull'isola vive da anni ed opera professionalmente nel totale rispetto del territorio, con un autentico amore per il mare e per Nosy Be: sto parlando di Luca e Bibi, titolari di Love Bubble Social Diving (sito: http://www.lovebubblediving.com/it/home)


Capaci di regalare immersioni subacque incredibili anche agli esperti e di far assaggiare l'ebrezza della profondità anche ai più scettici, certamente sapranno guidarvi e consigliarvi sul posto per tutte le escursioni di terra negli isolotti circostanti. Dalla prossima volta tornerò certamente al viaggio "posso-fare-tutto-da-solo" ma stavolta mi sento veramente di affidare i miei lettori alle mani esperte di chi ha nel cuore un'isola che resterà per tanti come per me certamente indimenticabile.
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una vita semplice, senza costrizioni, dove l’unica preoccupazione è quella di indossare un pareo e di lasciarsi abbracciare dai profumi e dai colori della natura.

Anfibi del Madagascar

 un patrimonio mondiale da difendere

Sono da poco rientrati in Italia i ricercatori partiti lo scorso novembre alla volta del Madagascar per seguire sul luogo e da vicino il progetto di conservazione sugli anfibi sostenuto dall’Unione Italiana giardini Zoologici e Acquari (UIZA) e promosso nel 2006 dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (MRSN) e dall’Amphibian Specialisti Group dell’IUCN.


La missione ha consentito al pool di esperti composto da Franco Andreone (MRSN), Angelica Crottini, James Harris, Daniele Salvi (ricercatori del CIBIO Portogallo), Gonçalo Rosa (Università di Lisbona e del Kent), Emanuele Scanarini (Italian Gekko Association) di effettuare ricerche sul campo nella Riserva Naturale Integrale di Betampona e raccogliere informazioni tassonomiche e di conservazione degli anfibi e dei rettili presenti nell’area. Oltre al team scientifico, ha partecipato alla missione il disegnatore naturalistico Stefano Faravelli, che ha realizzato uno specifico “cahier de voyage”, utilizzando le tecniche e le sensibilità degli esploratori-illustratori ottocenteschi.

Sul posto l’attività è stata sostenuta e facilitata dal Madagascar Fauna and Flora Group e dall’Università di Antananarivo. Dal 2013 l’UIZA contribuisce all'allevamento in cattività degli anfibi in Madagascar sostenendo l'attività del Madagascar Fauna and Flora Group e, tramite l'Amphibian Specialist Group, sostiene la pubblicazione di materiale informativo sugli anfibi e sulla loro conservazione.

Lanciato nel 2006, il programma mira a promuovere attive azioni di salvaguardia sugli anfibi dell’isola, oggi noti con oltre 290 specie pressoché tutte endemiche (oltre 100 sono ancora in via di descrizione). La deforestazione e l’alterazione ambientale, insieme al commercio per il mercato della terraristica, sono fra le principali minacce per gli anfibi malgasci.  Il Madagascar è stato fino a tempi recenti uno dei pochi luoghi al mondo ove non era ancora stato segnalato il fungo chitridio che ha portato all’estinzione molte specie e popolazioni di anfibi.

Un recente studio ha dimostrato che esemplari di anfibi esportati negli Stati Uniti dal Madagascar erano affetti da questo patogeno, cosa che è stata anche confermata nell’ambito del programma di monitoraggio che è attualmente condotto in 8 siti. In programma per il 2014 un workshop sulla conservazione degli anfibi, denominato ACSAM2 che avrà luogo in Madagascar nel Parco Nazionale di Ranomafana dove s’incontreranno oltre 50 ricercatori e conservazionisti.
Per contatti con la nostra redazione: animali@quotidiano.net
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Antalaha , ad oggi si presentava come una profumata e spensierata meta assolutamente fuori dalle già poco frequentate rotte turistiche dell’isola rossa
Nosy Komba rappresenta in poche parole una descrizione dell’Eden. Bellissime le sue spiagge, cristallina l’acqua, favolosa la vita sottomarina, tra pesci, tartarughe e coralli colorati.