lunedì 31 marzo 2014

Madagascar un Paese ricco fatto di poveri


Definire il Madagascar un paese povero è veramente paradossale in quanto il sottosuolo è ricco di giacimenti, la sua agricoltura produce la vaniglia la cui qualità Burbon è la più pregiata del mondo, il cacao, il caffè e le varie spezie che vengono esportate e richieste in tutto il mondo.
Inoltre ha un flusso turistico molto importante e solamente gli italiani che ogni anno visitano il Madagascar sono più di 30 mila.
Carbone, petrolio, diamanti ilmenite, nichel, cobalto : nel cuore di una natura incontaminata, e di un autentico paradiso terrestre per diverse specie di animali, non manca proprio nulla, e tutto lascia immaginare l’ingresso del Madagascar nello scacchiere dei nuovi fornitori mondiali di risorse energetiche.


Le scoperte dei primi giacimenti di carbone, per esempio, risalgono già agli inizi del secolo scorso, quando furono i francesi, dominatori del territorio, a realizzare le esplorazioni e i primi impianti nella zona oggi nota come il bacino carbonifero di Sakoa. Poi è arrivato un lungo periodo di instabilità politica e sociale, e il Madagascar si è ritrovato a importare carbone dal Sud Africa, pur essendo il suo territorio molto ricco di questo materiale.
Dal Duemila, le ricerche sono riprese, anche grazie agli investimenti della Banca Mondiale e del Fondo monetario e oggi il Paese si ritrova, solo nell’area di Sakoa, con riserve carbonifere che raggiungono i 3 miliardi di tonnellate. Un tesoro. Come il petrolio, scoperto a 300 chilometri dalla capitale Antananarivo, sulla costa occidentale: qui, secondo gli esperti, ci sono giacimenti per 1,7 miliardi di barili, e oggi la Madagascar Oil ne riesce a estrarre soltanto poche decine al giorno.

L’estrazione, infatti, non è facile, visto che per fare emergere il petrolio malgascio è necessario “iniettare” vapore nel sottosuolo, con una tecnologia molto avanzata e non del tutto disponibile alla Madagascar Oil. Poi ci sono i giacimenti di zaffiri: siamo nella regione di Ilakaka, dove il giacimento potenziale ha una superficie pari a ottanta chilometri per cinquanta, con una significativa prevalenza di zaffiri rosa e fucsia. 


Ma la ricchezza delle risorse naturali, ancora tutta da sfruttare, non può mettere a rischio l’eco-sistema di un Paese considerato un paradiso della biodiversità. Quasi il novanta per cento di oltre mille specie di vertebrati, e centomila di invertebrati, come tredicimila tipi di piante, in Madagascar sono endemiche, non si trovano cioè in nessuna altra parte del mondo. In questa sorta di gigantesca zattera biologica, universalmente riconosciuto come uno dei paesi ecologicamente più ricchi del mondo, vivono il 90 per cento dei lemuri e la metà dei camaleonti conosciuti nel mondo; 120 varietà di palme, e 7 di baobab, oltre 600 tipi di piante medicinali e 700 tipi di orchidee, rendono l’isola una delle ultime riserve naturali, con un susseguirsi di parchi naturali, isole e spiagge incontaminate, fiumi, cascate, villaggi.

E tutto ciò rappresenta la seconda leva dell’economia locale: un turismo sempre più avanzato, ma rispettoso dell’ambiente, con importanti investimenti da parte dei grandi tour operator di tutto il mondo, Alpitour Italiano riesce a convogliare ogni anno circa 30 mila italiani.
Il problema di fondo resta quello della povertà del 90% del popolo. Un popolo che vive sotto la soglia della povertà, che muore ancora giovane perchè non ha la possibilità economica per accedere alla medicina.

Il prossimo 25 aprile una Onlus Italiana la Change Org inaugurerà un Centro Sanitario Polispecialistico “Change St.Paul” ad Ampefy-Andasibe a 140 chilometri dalla capitale. Il Centro Sanitario “Change-St. Paul” servirà un bacino di circa 40.000 persone, provenienti da tutta la valle, con l’obiettivo di garantire assistenza medica e sanitaria specilistica gratuita.
Questa iniziativa tutta italiana è solamente una goccia nell'oceano e speriamo che contribuisca ad alleviare la vita di tanti poveri malgasci.
AS
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Abbiamo lavorato molto:
in tre settimane abbiamo trattato un centinaio di persone

Con l’EURO facciamo la fine dei polli di Renzo

(non di Matteo, quelli dei Promessi Sposi!)…e ci tirano il collo.

Entrare nell’Euro per l’Italia è stato complessivamente positivo perché ha stabilizzato le finanze, ci ha imposto delle regole, ha sottolineato i nostri limiti e ci ha obbligati a passare da una economia dell’inflazione a quella della stabilità.
Il problema è che parte dell’Europa (non solo l’Italia!) era molto squilibrata rispetto alla “media” centro-continentale ovvero Germania, Francia e Benelux ed allargandosi man mano ha sì portato avanti un positivo discorso europeista, ma non riesce ad affrontare la crisi tanto che lo stesso concetto di “Europa” sta crollando a livello di opinione pubblica, con punte del 68% di cittadini europei insoddisfatti della UE.
Un Euro che ha funzionato come unificante, ma non regge in periodo di crisi anche perché aggrava e non risolve gli squilibri.
Perdono le economie deboli che sono obbligate però a mantenere il regime dei prezzi, dei costi e delle norme comuni, ma non possono agire sulla leva finanziaria per rilanciarsi in tempi di crisi.
Oggi che – diversamente dal 2002 - la crisi “morde” dal punto di vista dell’occupazione, degli investimenti, della concorrenza internazionale i paesi che non possono ricorrere al credito (o lo usano male, a volte per coprire “buchi” di bilancio dello stato o delle proprie banche, ma che però sono comunque obbligati a farlo per rigide norme comunitarie) non possono più competere. Così chi è ricco lo è sempre di più (Germania) e impone le regole, chi è povero va in rovina. Vale per l’Italia ma anche per Grecia, Spagna Portogallo, Irlanda, Cipro, con le nuove nazioni dell’Est che sono sulla nostra stessa strada:
La domanda è se un Euro concepito così ci serva ancora, se dobbiamo passivamente subirlo a queste condizioni oppure se non dobbiamo invece cominciare a chiedere di cambiarne almeno alcuni  parametri.
Ricordate quando c’era la lira, tanti anni fa, ed i prezzi di Palermo e del Sud erano sensibilmente inferiori a quelli di Milano? Con l’Euro c’è stato un riallineamento al rialzo incredibile: in Italia, Grecia, Portogallo TUTTI i prezzi si sono riallineati alla media europea, il pane oggi costa a Lisbona come a Berlino, ma un pensionato italiano prende un terzo degli euro tedeschi, così come un insegnante o un dipendente.
L’imprenditore sta anche peggio perché la sua azienda non può più essere competitiva in quanto i costi di acquisto, del lavoro, del denaro ecc. sono addirittura più alti della concorrenza europea e quindi va fuori mercato. La conferma è nei dati: la disoccupazione tedesca è minima, la nostra paurosa. D'altronde una impresa tedesca può ammodernarsi ed investire, riducendo ulteriormente i costi e la nostra no…per regole fissate in Germania!
La politica europea è uscita dalla logica: via i dazi extra UE si importa il riso asiatico e si chiudono le risaie a Vercelli, come le nostre imprese di trasformazione sono distrutte da nazioni dove il costo del lavoro è 10 euro al giorno e l’esempio vale per tutti i settori.
Questi effetti sono dovuti proprio anche all’Euro e ad una politica monetaria assurda, non possiamo più nascondercelo.
Il New Deal americano, dopo la grande depressione del ’29, puntò alle infrastrutture e agli investimenti per dare lavoro e far ripartire l’economia. La stessa politica monetaria USA di oggi (dollaro bassissimo contro l’euro) uccide le nostre esortazioni ed ha moltiplicato il deficit federale americano, ma l’economia USA “tira”, noi siamo al blocco del 3% dai vincoli di bilancio!
Non mi piace la demagogia, ma la concretezza: il governo italiano deve assolutamente chiedere delle rinegoziazioni serie dei trattati, altrimenti è interesse nazionale minacciare l’uscita da un sistema monetario impossibile e che non ci permette più di essere competitivi.
Attenzione: anche uscendo dall’Euro ci sarebbero moltissimi problemi, forse ci sarebbero vantaggi nel breve e rischi a medio termine, ma non c’è dubbio che stando così le cose facciamo la fine dei polli di Renzo (non di Matteo, quelli dei Promessi Sposi!)…e ci tirano il collo.
Quello che spaventa è che di queste cose non si parla mai a fondo, si urla anzichè ragionale, non si ascoltano i dubbi che cominciano a circolare anche a livello  monetario internazionale e ci sono “tabù” che sembrano intoccabili. Uscire o rinegoziare l’Euro non significa uscire dall’Europa: Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Danimarca ecc. sono nazioni europee ma non usano l’Euro e se la cavano meglio di noi.
Noi italiani tra l’altro abbiamo un grande vantaggio da far pesare sulle trattative: siamo comunque un mercato di 60 milioni di persone che se ricominciassero a comprare italiano, mangiare italiano, fare vacanze in Italia e così via (magari anche tornando a pagare in valuta italiana…) avrebbero tutto da guadagnare e rilancerebbero l’economia e l’occupazione interna. Vogliamo ripartire con questo discorso? Credo proprio che sia necessario.  Il Punto
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Bello e inaspettato Madagascar

Bello e inaspettato questo Madagascar, più frequentato dagli italiani di altri paesi dell’Africa Orientale: una natura superba, mare splendido che, in alcuni punti, raggiunge i colori e le trasparenze delle Maldive, un verde della foresta così intenso che quasi abbaglia.

E poi, qui, la gente è cortese e garbata, a differenza di altri paesi, non esistono né i “beach-boys”, tormento del Kenya, né il pressing costante alla “mancia” o alla vendita a ogni sorta di oggetti; anzi, le specialità del luogo sono le bellissime tovaglie ricamate, che sventolano nei vari villaggi e sui porti delle isole; ebbene, è difficile farsi dire un prezzo, tale è “l’aristocratico distacco” delle donne malgasce.

Visitare il Madagascar rimarrà senza dubbio un’esperienza unica e irripetibile. Paese Africano si, ma dalle caratteristiche endemiche come in nessun altro Paese, flora e fauna uniche al mondo, paesaggi mozzafiato, animali straordinari come i lemuri o le meravigliose balene megaptere, isole dalle spiagge selvagge protette da barriere coralline, contorno di piscine naturali con un mare cristallino.

E perla nelle perle è Nosy Be, situata sulla costa Nord occidentale è l’isola più grande e conosciuta del Madagascar.
Detta anche “l’Isola dei Profumi” per la flora e la fauna che vi regnano, è immersa in un ambiente di aromi inconfondibili soprattutto attraverso le sue grandi piantagioni di ylang ylang, dai cui fiori ne nasce per distillazione un olio essenziale, base di molti profumi mondiali.
Grazie al suo microclima tropicale è anche definita la terra dell’eterna primavera ed è certamente la meta turistica balneare più richiesta del Madagascar. Le spiagge dell’isola seppur famose, non sono di tipo caraibico: Ambohiday, Ambaloloaka e Madirokely, sono le più conosciute e le più frequentate, infatti, molte sono le opportunità di Resort e ristoranti che si propongo per tutte le esigenze di budget.
Il mare in assoluto più bello e corteggiato dai migliori diveristi si trova nelle isole limitrofe, dove si possono trovare meravigliose spiagge, come a Nosy Komba, riserva naturale del Lemure Macaco, conosciuta per la costruzione di piccole piroghe e bellissime tovaglie lavorate a mano. O Nosy Tanikely, piccolissima isola a mezz’ora di barca da Nosy Be, divenuta Parco Nazionale sottomarino dai fondali che offrono stupefacenti spettacoli di vita e dalla barriera tropicale già a pochi metri dalla spiaggia. A sud di Nosy Be, invece, potrete trovare altre isole come Nosy Iranja e l’arcipelago delle Isole Mistsio con la loro mitica Tsarabanjina. L’arcipelago delle Radama o Nosy Saba, splendida isola privata raggiungibile con un’ora di aereo privato, dove il tempo si ferma e l’anima si rigenera.
Per chi ama invece scoprire flora e fauna, la riserva di Lokobe è senza dubbio il luogo ideale, oltre alle altre possibilità di attrattive come : l’albero sacro, la cascata sacra, la distilleria di ylang ylang, la distilleria di Dzamandzary produttrice del famoso rhum Dzama, oggi chiusa all’attività.


Il resort più bello è forse il SeaClub Amarina di Alpitour; nascosto nella bellissima baia di Ambohiday, è costituito da una quindicina di ville in un parco curatissimo di fronte ad una lunga spiaggia sabbiosa, riservata esclusivamente ai clienti dell’Hotel; una piscina holliwoodiana, un ristorante fresco e ombroso sotto un immenso tetto di foglie di palma, un bar in riva al mare, completano il complesso.
Ma uno degli aspetti più interessanti sono le innumerevoli escursioni; citiamo le più belle: quelle alle tre isole, una giornata in barca alla scoperta di una riserva marina, di Nosy Komba, l’isola dei lemuri, ed a Nosy Sakatia, l’isola delle orchidee.
La seconda è a Nosy Iranja; conosciuta come isola delle tartarughe, è composta da due isole unite da una lunga lingua di sabbia bianca, lunga quasi 2 km, che appare e scompare a seconda della marea. L’acqua va dal turchese al verde smeraldo e spesso è trasparente e cristallina tanto da ricordare un atollo maldiviano. Nell’isola più piccola ha sede un resort privato, mentre la parte più grande è abitata da un piccolo villaggio di pescatori.
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Nosy Komba è una bellissima isola popolata in gran parte dei lemuri

Lodge che rappresenta il posto ideale per una vacanza rilassante ed esclusiva.

Spiagge paradisiache e natura rigogliosa, questo è il Madagascar.

Costa Classica entra in Costa neoCollection dopo il restyling



Costa Classica da dicembre 2014, dopo importanti lavori di restyling, Costa Classica entrerà a far parte di Costa neoCollection con il nome di Costa neoClassica, per proporre crociere verso mete di grande interesse naturale e culturale, non raggiungibili dalle navi più grandi. La prima crociera sarà “Dall’Egitto alle isole delle spezie” (26 giorni), che partirà il 18 dicembre 2014 da Savona. Dopo aver attraversato il Canale di Suez, il giorno di Natale gli ospiti potranno visitare Gerusalemme; da Aqaba potranno scoprire Petra, la città rosa scavata nella roccia, mentre da Safaga visiteranno le meraviglie dell’antico Egitto. Il 2015 inizierà tra Oman, Seychelles, Madagascar, Réunion e Mauritius. Una volta giunta a Port Louis, Mauritius, dall’11 gennaio al 22 febbraio 2015 Costa neoClassica offrirà quattro crociere di 16 giorni tra Seychelles – con una sosta di tre giorni e due notti a Mahé – e la natura di Madagascar, Réunion e Mauritius. Mauritius sarà raggiungibile con volo speciale Costa dall’Italia. L’8 marzo 2015 Costa neoClassica rientrerà nel Mediterraneo con un altro grande viaggio di 32 giorni con partenza da Mauritius e scali in Madagascar, Seychelles, Oman, Egitto, Giordania, Israele, Grecia, Croazia e Italia. Dal 27 giugno al 15 agosto 2015 Costa neoClassica partirà ogni sabato da Istanbul – raggiungibile con voli speciali Costa dall’Italia – per la crociera di una settimana “Istanbul e isole greche da gustare”. L’itinerario farà scalo a Rodi (Grecia), Kos (Grecia), Samos (Grecia), Smirne (Turchia) e di nuovo Istanbul.
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I microfoni di Radio Mampita

                       Per i contadini di un altopiano del Madagascar
C’è una radio nella terra di coste meravigliose e terre fertili, il Madagascar, che parla ai contadini e fa parlare i contadini. È Radio Mampita. Uno strumento per fare della comunicazione una via per accumulare informazioni ed emanciparsi dalla povertà, interscambiando esperienze da condividere.
Così contadini/inviati, tra fango ed utensili, s’intervistano a vicenda. Circa trenta i contadini che compongono Radio Mampita, che parlano dagli altipiani del Madagascar.
La parte orientale del continente africano è anche terra estesa in questo paese, che è tra i più poveri al mondo, in cui l’unico settore per la sussistenza è l’agricoltura, anche se questa non è per nulla redditizia rispetto alla fertilità dei campi. La causa di ciò è anche il basso livello di istruzione dei contadini, educazione proprio sugli strumenti e sulle tecniche per lavorare la terra.

Radio Mampita vuole dare ai contadini l’opportunità di ascoltare e quindi imparare nuovi metodi, oltre quelli tramandati dai genitori, per arrivare magari a studiare sistemi più efficaci per le proprie terre. Il senso degli inviati/contadini è proprio questo: ognuno parla del miglior sistema e lo scambia con un altro contadino in ascolto.

Dai microfoni si possono ascoltare contadini che confessano che, prima di essersi sintonizzati alla radio, per coltivar riso avevano bisogno di 30 chili di semi per piantare un ettaro, mentre dopo l’assimilazione di nuovi tecniche ne bastano quattro.
La sede di Radio Mampita è nella provincia di Fianarantsoa, dove resiste dal 1997 e ad oggi, oltre ad aver formato già molti contadini, riesce a sostenersi con introiti pubblicitari ed apporto di nuovi contadini/inviati.
Lucienne Voahirana, la capo redattrice della radio, ci tiene a sottolineare come le trasmissioni avvengano nel dialetto betsileo, la lingua parlata dai contadini, proprio per rimarcare il fatto che sono trasmissioni pensate, realizzate ed al servizio dei coltivatori.
Qui ci sono tutte le informazioni su Radio Mampita

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Cade dalla bici in Croazia:Blundo torna a casa

E’ nata e prosegue sotto una cattiva stella l’avventura di Matteo Blundo (nella foto a fianco subito dopo la caduta), il commerciante priolese, partito in bici nel gennaio scorso per raggiungere il Madagascar. Dopo lo stop forzato a causa della scomparsa della madre, mentre si trovava in terra campana, oggi Blundo è costretto a tornare a casa per curare le gravi lesioni subite in un grave incidente stradale in cui è stato coinvolto mentre si trovava lungo le strade della Croazia. “Stavo percorrendo una discesa ripida – racconta Blundo – quando si è spezzato l’asse del carrello. 




Ho perso l’equilibrio e sono rovinato per terra. Il problema maggiore è stato il fatto che il carrello, che pesa oltre duecento chili, ha finito per travolgermi. Sono stato soccorso da un motociclista di passaggio, che ha notato la gravità delle lesioni riportate nella caduta. I poliziotti mi hanno fatto soccorrere da un’ambulanza, che mi ha trasportato in un ospedale a un’ora di distanza dal luogo in cui ho subito l’incidente”.
Le conseguenze della caduta sono gravi. Blundo ha riportato fratture ad entrambe le braccia, una ferita lacero contusa al capo, contusioni in diverse parti del corpo. Dopo le cure, il ciclista solitario è stato dimesso dall’ospedale ma è stato costretto a tornare a casa. Il suo arrivo in treno è previsto per domattina e il primo appuntamento sarà all’ospedale Umberto primo di Siracusa per essere sottoposto ad ulteriori accertamenti. “Non potevo continuare il viaggio in queste condizioni – dice Blundo – Torno ma soltanto per sottopormi alle terapie. Ho lasciato la bicicletta e tutti gli indumenti in Croazia. Non appena finirò le cure e sarò nuovamente in grado di risalire in bici, ripartirò da dove ho lasciato”.
http://www.informaresicilia.it/

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Ripartono Pinuccio e Doni, coppia di centauri hanno scelto il Madagascar



Vescovi Madagascar dal Papa

 Intervista col segretario generale della Conferenza episcopale
Il Papa ha ricevuto stamani i presuli della Conferenza episcopale del Madagascar, in visita “ad Limina”. Il Paese, uno Stato insulare situato nell'Oceano Indiano al largo della costa orientale dell'Africa, conta circa 20 milioni di abitanti, per metà cristiani e metà appartenenti a religioni tradizionali. Dopo anni di instabilità e violenze politiche, dallo scorso dicembre c'è un nuovo presidente. Ma come ha partecipato la Chiesa locale al processo di riconciliazione e come vedono i vescovi il futuro del Paese? Lisa Zengarini ha rivolto queste domande a padre Robert Ndriana, segretario generale della Conferenza episcopale malgascia:RealAudioMP3

R. - In Madagascar c’era questa instabilità, ma adesso tutti cercano una soluzione perché ci sia pace e riconciliazione. Ad ogni assemblea plenaria la Conferenza episcopale pubblica una lettera alla Nazione, per trasmettere lo spirito cristiano, educare e sensibilizzare la gente. Inoltre, di recente i vescovi hanno tradotto un volume sulla Dottrina sociale della Chiesa in malgascio perché tutti leggano e riflettano su questi insegnamenti. Come vedono i vescovi il futuro? C’è sempre speranza, perché è vero che c’è molto egoismo, ma ci sono anche tanti cristiani che cercano di aiutare gli altri a superare questo problema.

D. - Il futuro del Madagascar dipende dai giovani: qual è l’impegno della Chiesa malgascia per educare le nuove generazioni ai valori del Vangelo e quindi della pace?

R. - Molte congregazioni religiose gestiscono scuole e si adoperano per trasmettere un’educazione cristiana. La scuola è la base dell’educazione dei giovani e dei bambini. Per quanto riguarda i giovani, c’è la Giornata mondiale della gioventù, ma anche la Giornata della gioventù nazionale. Due o tre anni fa si è tenuta una nella diocesi di Diogo e la prossima è prevista nel 2015 nella diocesi di Fianarantsoa. Questa Gmg dà un contributo importante all’educazione dei giovani alla quale la Chiesa tiene molto.

D. - La Chiesa in Madagascar è anche molto presente nei media. Cosa ci può dire a questo proposito?

R. - In Madagascar attualmente c’è Radio Don Bosco, ma non solo: quasi ogni diocesi ha aperto una propria emittente e c’è una collaborazione tra tutte le radio cattoliche coordinate da Radio Don Bosco che è importante, perché molte famiglie la ascoltano e dà molto spazio all’educazione dei giovani, ai quali è dedicato, tra l’altro, un programma intitolato “Educazione alla vita e all’amore”.

D - Il prossimo Sinodo dei vescovi sarà dedicato alla famiglia e all’evangelizzazione. Qual è la situazione della famiglia in Madagascar? Ci sono problemi particolari?

R. - Sì, i problemi riguardano soprattutto i bambini. Ci sono quasi un milione di bambini che lavorano e sono sottopagati. Il lavoro minorile è di per sé un problema, perché i bambini dovrebbero andare a scuola e giocare, ma in Madagascar lavorano e c’è uno sfruttamento e un maltrattamento incredibile. C’è poi il problema della prostituzione infantile.

D. - Quali sono i rapporti con le altre Chiese?

R. - C’è un rapporto molto serio tra le Chiese cristiane: ad esempio c’è la Ffkm (Consiglio delle cristiane Chiese del Madagascar) che riunisce (oltre alla Chiesa cattolica), quella Riformata, gli Anglicani, i Luterani. Le Chiese cercano di fare proposte al Governo e alla gente e di proporre valori condivisi a tutti i malgasci.

D. - In Madagascar c’è un problema delle sette, come in altri Paesi?

R. – Sì, le sette sono un problema serio. Se la Chiesa non fa qualcosa per attirare i giovani, per promuovere la catechesi, la liturgia, perché la gente si senta veramente in comunione con Dio, credo che in futuro il problema delle sette diventerà veramente serio. Perché le sette danno soldi, quindi la gente che è molto povera si rivolge ad esse.

D. - Come è stata accolta dai fedeli l’elezione di Papa Francesco?

R. - All’inizio i malgasci non conoscevano Papa Francesco, era una persona nuova. Ma adesso che lo conoscono sono molto contenti, perché per loro è aperto, vicino alle gente e, soprattutto i cattolici, seguono sempre l’Angelus per ascoltare le parole del Papa e la sua spiritualità
Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va
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Il Papa proclama 7 nuovi santi, per la prima volta una pellerossa


Il vescovo di Ihosy: «Grazie fratelli miei»

Fulgence Razakarivony in visita dal Madagascar dove da 5 mesi lavorano due missionari sassaresi
La missione è anche immergersi in tutte le culture. Questa è la sintesi dell’incontro, avvenuto venerdì nella sala Monsignori Isgrò, tra la diocesi di Ihosy e quella di Sassari in occasione del soggiorno per la “Visita ad limina” dell’episcopato malgascio che si terrà a fine mese. Monsignor Fulgence Razakarivony, vescovo di Ihosy, diocesi a sud del Madagascar, e l’economo diocesano don Etienne, hanno colto l’occasione del viaggio in Italia per fare tappa in Sardegna.
Una visita attesa e molto gradita, visto che le diocesi di Ihosy e di Sassari possono dirsi sorelle, grazie alla presenza in Madagascar da ben undici anni delle Suore del Getsemani e, da cinque mesi, di don Emanuele Piredda (già direttore del Centro missionario diocesano) e di don Francesco Meloni che, esattamente il 13 ottobre scorso, ricevettero il mandato missionario dall’arcivesco padre Paolo Atzei.
L’arrivo dei due religiosi dal Madagascar è stata una vera festa. Ad attenderli all'aeroporto c’erano don Tonino Canu, direttore del Centro missionario diocesano, suor Leonarda Pintus, una rappresentanza delle Suore del Getsemani, i genitori e alcuni parenti di don Meloni e di don Piredda. La giornata si è conclusa con la cena con l’arcivescovo Paolo Atzei, durante la quale i due vescovi hanno potuto definire ufficialmente la convenzione Fidei Donum tra la diocesi di Sassari e quella di Ihosy.
Nel pomeriggio di venerdì l'incontro con i gruppi missionari delle parrocchie della diocesi aperto da don Tonino. Monsignor Fulgence, che parla solo il francese e il malgascio, ha ringraziato la comunità diocesana sassarese per aver donato alla Chiesa malgascia due sacerdoti. Il presule ha salutato tutti trasmettendo serenità e affetto, quasi a voler abbracciare i numerosi presenti, tra cui i genitori dei missionari sassaresi in Madagascar. Il vescovo ha poi ceduto la parola a don Etienne che nel suo ottimo italiano ha presentato la relazione preparata da monsignor Fulgence appositamente per la “Visita ad limina”. La relazione illustra l'aspetto sociale e religioso della diocesi, dove è prezioso l’aiuto di suor Leonarda missionaria in un piccolo villaggio a 70 chilometri da Ihosy. La religiosa provvidenzialmente si trova in “vacanza” a Sassari. La sua presenza all'incontro è stata discreta, ma allo stesso tempo preziosa, illustrando la cartina della diocesi di Ihosy mentre don Etienne parlava, aiutando così a capire distanze, percorsi e tempi lontani da noi ma, d'ora in poi, non più astratti nella nostra mente.
«I tempi e le distanze - ha detto suor Leonarda- si intendono in modo diverso da qui: una distanza di 70 Km che in Sardegna riusciamo a percorrere in circa un’ora, in Madagascar ce ne vogliono almeno tre, se tutto va bene». Monsignor Fulgence ha concluso l'incontro affermando che « i nostri fratelli sia credenti che non credenti vedono nei missionari la loro unica speranza. Questo è per noi tutti una grande responsabilità».
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Madagascar. Ma nell'isola (più) bella

Alla scoperta di Tsarabanjina, il cui nome evoca, non a caso, la bellezza.  Per sentirsi Robinson Crusoe nell'arcipelago delle Mitsio, tra pesci pagliaccio e coralli. E fuori, lemuri e baobab


Nuotando nella notte l'acqua dell'Oceano Indiano si accende di luci, ad ogni bracciata sono scintille. Sembra di essere in un acquario di lucciole. E la debole risacca deposita sulla spiaggia di Tsarabanjina piccoli grumi fosforescenti che la fanno brillare qua e là anche senza la luna. È l'effetto del plancton, che nei mari più vivi sprigiona luminescenza. Chi ne vuole sapere di più legga cosa ne dicono gli scienziati, ma per noi è l'ennesima magia di questa piccola isola dell'arcipelago delle Mitsio, dispersa al largo delle coste settentrionali del Madagascar. La prima era stata lasciare l'inverno per poi ritrovarsi in un mondo che non conosce cappotti, a piedi scalzi in una macchia di banani, cocchi e orchidee.

Tsarabanjina in malgascio vuole dire "isola bella" e compare all'orizzonte a circa un'ora di motoscafo da Nosy Be (Isola grande) dove su uno striminzito aeroporto a ridosso del mare si atterra dopo otto ore di volo da Milano. L'impatto è africano non tanto per la temperatura, circa 30 gradi a febbraio marzo, ma per la gente che ci viene intorno. Qui anche gli agenti di polizia chiedono una piccola mancia. Lo fanno in francese, "cadeau, cadeau", che è più dolce del solito "money, money", e si accontentano anche di cinquanta centesimi. Poi in quattordici chilometri di pista in mezzo alla giungla si raggiunge il Manga Soa Lodge da cui, dopo un primo ristoro (ottimo lo stufato di zebù), si partirà per Tsarabanjina. Bisogna attendere un paio di ore perché la marea si alzi. Poi si può andare.





Bella sì, troppo bella un'isola senza un molo e che quando ancora è distante ti saluta con le braccia agitate dal benvenuto dei suoi pochi abitanti. Bello scendere dal motoscafo a piedi nudi nell'acqua arrotolandosi i pantaloni sopra il ginocchio. E poi ecco, siamo lì, su una tiepida spiaggia di polvere di corallo, circondati da un mare azzurro cristallo. Il personale del fantastico Constance Tsarabanjina Resort che ci ospita in un ambiente che loro stessi definiscono "Robinson Crusoe chic" (tanto per dire: 25 bungalow vista-mare per una capienza massima di 54 persone nell'isola intera) suggerisce, con sorrisi e succhi di frutta tropicale, il registro dei comportamenti locali: relax, pochissime formalità, pantaloncini, Tshirt, costume, porte aperte, niente tv, wifi solo al bar e alla reception (ma efficiente), atmosfera eco-friendly, rispettosa confidenza con tutti. 




Per sciogliere residue rigidità basta poi assaggiare uno o due bicchieri del fantastico rum arrangé isolano (alla vaniglia, allo zenzero, al caffè, alla cannella) e dopo vi sentirete addirittura malgasci. Seduti su uno scoglio, con gli occhi verso un tramonto che dipinge di rosso i faraglioni dei Quattro Fratelli, una piroga spinta da una vela di tele di sacco provoca suggestioni silenziose e profonde: i pescatori di chissà quale villaggio dell'arcipelago portano a riva cernie, ombrine e aragoste che due ore dopo imbandiranno la nostra tavola cucinate da Claude, lo chef malgascio. I pescatori mostrano orgogliosi le loro prede. Occhi e denti brillano nel nero della loro pelle. Il mare fa sentire potente la sua presenza.
di Emilio Radice  Repubblica
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Ital Uil e UIM Madagascar Assistenza e non solo


In Madagascar il Patronato Ital Uil, con collegamento diretto al sito INPS,  assiste i pensionati italiani. La UIM, Unione Italiani nel Mondo, si occupa della tutela dei diritti e degli interessi degli italiani nel mondo, fornendo  supporto ed assistenza, informazioni sul paese e sulle leggi che regolano gli investitori italiani. L’assistenza inizia già prima  di arrivare in Madagascar e continua in loco con il disbrigo delle varie pratiche burocratiche per costituzioni societarie e ottenimento dei visti di lungo soggiorno.
Tel. +261 – 324.46.66.48

Adempimenti per i pensionati italiani all’estero.
Red Estero Cud ObisM


Come ogni anno, l’Inps procede alla verifica dei redditi dei pensionati residenti all’estero. Anche quest’anno gli interessati possono rivolgersi al Patronato Ital Uil e ricevere assistenza gratuita per controllare e/o chiedere i modelli Cud e ObisM; per compilare e trasmettere in via telematica il modello RedEst e verificare il diritto alla quattordicesima mensilità, ai trattamenti di famiglia e alle maggiorazioni e/o integrazioni sulla pensione. Si ricorda inoltre che il modulo giallo per la certificazione dell’esistenza in vita deve essere inviato entro il 3 giugno prossimo direttamente alla Citi Bank con apposita busta.

giovedì 20 marzo 2014

Orgoglio Italiano

Questa presentazione dei titoli de “Il mio Madagascar” oggi riveste una particolare importanza per me  italiano e per voi  che mi seguite in tutto il mondo.
Orgoglio italiano sempre presente in me anche se vivo lontano dieci ore di volo dal mio Paese natio
Orgoglio italiano di non essere preso in giro dai politici del mio paese che mi impongono di leggere e ascoltare quello che loro desiderano e che ci tengono ben nascosta la verità.
Questo è il motivo per cui intendo presentarvi la pagina Facebook:
I post che  leggerete fanno parte di un risveglio generazionale che ha le tasche piene di essere preso in giro dall’informazione-disinformazione della stampa italiana.
Qualche anno fa un gruppo di italiani in Madagascar aveva cominciato a dibattere su questo tema, oggi c’è la consapevolezza che bisogna andare avanti e sapere la verità.
Chiedo gentilmente a tutti voi di dare la vostra adesione al sito Facebook, se realmente ritenete che essere italiani bene informati anche se in un paese tanto lontano è un orgoglio italiano.

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Ma poiché riescono meravigliosamente a nascondervela

Orgoglio italiano

Residente all'estero da molti anni, in un Paese dove fino a pochissimi anni fa non avevo alcun mezzo e possibilità di tenermi informato sulle attualità italiane, grazie all'arrivo di ADSL in quattro anni ho presto recuperato un livello di informazione un pó al di sopra della media, direi. E purtroppo, confrontandomi con familiari, vecchi amici, nuove conoscenze e ascoltando discorsi da bar quando torno saltuariamente in Italia, mi sono reso conto che i media italiani hanno distrutto il nostro Bel Paese. Io sono molto meglio - QUALITATIVAMENTE - informato della stragrande maggioranza degli italiani.
Io non posso leggere i giornali cartacei e non posso guardare la tele: non ci sono, qui. Io mi informo solo su internet e, di conseguenza, ho tutto il tempo e gli strumenti che voglio per verificare le informazioni che ricevo.
Risultato? Sconvolgente: fin tanto che questa informazione terrà per i coglioni gli italiani onesti e "inconsciamente inconsapevoli" o, peggio, subdolamente manovrandoli, per il nostro Paese non c'é speranza.
E sono consapevole che la soluzione, per me che sono geograficamente protetto contro le infamie dei media italiani, é davanti agli occhi di tutti! Ma poiché riescono meravigliosamente a nascondervela, con questa pagina voglio collaborare a renderla piú visibile a un maggior numero di concittadini possibili.
Poi, non vi resterà che votare di conseguenza alle prossime consultazioni politiche.
E sarà l'inizio di una grande epoca per l'Italia.
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Impunità

Sono cresciuto, e lo ritengo una fortuna, in un ambiente familiare e sociale fatto da persone che non si sono mai trovate a dover scendere ad alcun compromesso per ottenere vantaggi illeciti, o quanto meno sleali, scorretti.
Non é da tutti, in Italia, potersi trovare in questa situazione. Non penso scandalizzare nessuno affermando che il nostro Paese é a giusto titolo famoso per la sua corruzione a livello sproporzionato rispetto al resto del nord del mondo, e che - generalizzando - per la mentalità italiana "fare il furbo", a discapito delle regole del civico vivere comune, é di fatto considerato un merito. É la meritocrazia all'italiana, quella che alimenta il nepotismo e annienta quella vera, di meritocrazia (infatti l'Italia é il Paese in Europa con la piú alta percentuale di espatriati, solo dopo la Romania. E senza contare il famigerato fenomeno dei "cervelli in fuga" molto presente nel nostro Paese).
Questa naturale tendenza tutta italiana, se storicamente é sempre esistita, é andata via via sempre piú radicalizzandosi a livello sociale, in particolare nell'ultimo trentennio, e addirittura legittimandosi negli ultimissimi anni. Si puó affermare che il detto "cosí fan tutti", non é neanche piú necessario per coloro i quali tutto sommato provavano disagio agendo in maniera egoista, incivile e illegale: ora chi "non lo fa" é addirittura considerato un fesso, un looser.
Non dico nulla di nuovo, e le cause di questo degrado sono state piú che ampiamente spiegate da migliaia di sociologi, storici, intelletuali e giornalisti. Credo non sia necessario quindi dilungarsi ancora - ne quanto meno nutrire dubbi! - su queste cause, che sono tutte riconducibili a quei costumi alimentati dal cosiddetto Berlusconismo: legittimizzazione della corruzione, snaturazione del conflitto di interessi, utilizzazione di strumenti di comunicazione di massa atti al condizionamento degli utenti dei media stessi, per mezzo di prodotti "anestetizzanti", tesi a distrarre le masse - i famosi "mezzi di distrazione di massa" - dalla messa in atto di un progetto di potere lobbistico e assolutamente privo di qualsiasi ideologia (da cui questo inciucio ventennale, venuto alla luce del sole solo da Monti in poi, con l'era Napolitano, vero promotore e garante di questa visione politica), controllo quasi globale dell'informazione, il tutto arricchito - forse l'aspetto piú orribile - da un'ormai assoluta impunità, incentrata sulla protezione dei colletti bianchi e direttamente proporzionale agli interessi politici ed economici in gioco.
Ecco, a causa dell'ambiente in cui sono cresciuto, sono rimasto al di fuori da questi schemi. E come me altri milioni di italiani. Ma dato che come dicevo prima questa parte di Italia é stata relegata in un angolo proprio dall'esempio dei politici italiani, ormai si ha l'impressione che... le cose stanno cosí, punto e basta: io sono puro e onesto, ma non posso far nulla per cambiare le cose, per evitare che la minoranza che ha potere e influenza condizioni la mia vita. Da americano direi "Bull shit!". Cazzate! É infatti vero l'esatto contrario: sono i cittadini puri ed onesti che devono far leva sulle istituzioni e sui politici in maniera attiva e civile. Ma siamo sempre alle solite, per far questo bisogna spazzar via l'effetto anestetizzante che gli italiani stanno subendo, per mezzo dell'unico rimedio possibile: un'informazione libera e verificabile. Un'informazione che il 90% dei giornali e delle televisioni italiane non possono darvi. Per questo informarsi su internet, fare riscontri e verifiche e quindi farsi una propria idea. Dopo di che andrete a votare e la rivoluzione culturale sarà già cominciata senza nemmeno che ve ne accorgiate.